26 Giugno 2002

Black out di computer

Black out di computer


A Fiumicino carte d?imbarco scritte a mano


Lo scalo in tilt dalle 5.30 alle 9.30. Lunghe file al check in Garantiti i servizi di emergenza




Biglietti e carte d?imbarco scritti a mano, bagaglio trascinato a spalla, computer «svenuti», ascensori fermi, scale mobili immobili, altoparlanti muti (e impiegati costretti a sostituirli a voce), orologi azzerati, monitor oscurati, condizionatori d?aria miseramente spenti. Quattro ore di buio ieri mattina a Fiumicino. Un cavo della centrale di Porto è andato in dispersione provocando un black out al sistema dalle 5.30 alle 9.30 con code, disagi e arrabbiature per i passeggeri in arrivo, transito e partenza. I guai peggiori si sono registrati ai banchi per il check in, con una media di un terminale su 10 funzionante: gli addetti trascrivevano a mano i dati del passeggero e dei bagagli mentre le file si allungavano in proporzione.
Non tutto si è bloccato. Con i sei gruppi elettrogeni di scorta, spiegano dall?Adr che gestisce lo scalo, sono stati garantiti in pieno i sistemi di emergenza, di assistenza al volo, degli impianti operativi di scalo, dei sistemi di sicurezza e di controllo bagagli. Dunque gli aerei decollavano e atterravano regolarmente, con ritardi blandi. E i bagagli passavano al vaglio dei metal detector, in certi casi supportati dal classico controllo manuale. I doganieri hanno lavorato nella penombra.
Il black out è stato democratico. Disagi anche per i passeggeri in Sala Vip Freccia Alata dell?Alitalia. Dove mancava l?aria, il bar non poteva offrire caffè e cappuccini e persino i bagni (per via dell?autoclave che porta l?acqua alimentandosi con la corrente elettrica) sono stati chiusi a chiave. In contemporanea c?era un?assemblea dei lavoratori incaricati del trasporto bagagli. Con valigie e borsoni che tra guasto e dibattito si ammassavano nei magazzini. E con turisti affranti che hanno aspettato ore per riaverli. Da Londra: tre ore buone. Da Sidney: cinque ore. Da Mosca: non pervenuto. Il Codacons, associazione per i consumatori, invita i passeggeri a chiedere i danni psicologici. «Molti hanno temuto fosse un attentato terroristico», spiega il loro avvocato, Italo Mannucci, ieri mattina era anche lui in fila a Fiumicino.

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