5 Aprile 2018

“Bioshopper si possono portare da casa”

 

ROMA – Il consumatore può “utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti” per comprare frutta e verdura nei supermercati, anziché acquistare quello commercializzato nel punto vendita, purché “idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge”. E l’esercizio commerciale non può “vietare tale facoltà”. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con un parere sulla questione dei sacchetti bio nei supermarket.

Il parere, reso nell’adunanza del 21 marzo e pubblicato il 29 marzo, sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza e dell’igiene degli alimenti. E alla luce di questo, “laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall’esercizio commerciale per l’acquisto di frutta e verdura sfusa”, è corretto che “possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l’esercizio commerciale vietare tale facoltà”.

Soddisfazione viene espressa da Francesco Tanasi Segretario Nazionale Codacons. “Si tratta – spiega Tanasi – di una storica battaglia del Codacons, unica associazione che in Italia è scesa realmente in campo contro l’abnorme misura dei bio-shopper a pagamento, presentando denunce in tutte le sedi competenti a tutela degli utenti. Per questo siamo soddisfatti del parere del Consiglio di Stato, perché accoglie le nostre richieste contro un provvedimento abnorme, quello dei sacchetti a pagamento, che non ha nulla a che vedere con l’ambiente e che non ci è stato richiesto dall’Europa”.

“Tuttavia il problema dei bio-shopper è molto più vasto e investe l’aspetto prettamente legale – prosegue Tanasi -. Per tale motivo stiamo realizzando una ricerca sul territorio per verificare chi realmente rispetta le norme di settore sia dal punto di vista dell’ambiente sia da quello dei consumatori”.

Il Codacons ha anche annunciato una formale diffida al ministero della Salute affinché emetta subito la circolare sui sacchetti della spesa per frutta e verdura attesa da ben 4 mesi. “L’assurdo ritardo del Ministero nel diramare la circolare in questione sta danneggiando pesantemente gli utenti e per questo, se entro pochi giorni il dicastero non provvederà a quanto richiesto, scatterà la denuncia del Codacons per omissione di atti d’ufficio – spiega Tanasi -. Tutti i pareri degli organi di giustizia sono concordi nell’affermare che i consumatori possono portare da casa sacchetti per imbustare frutta e verdura nei supermercati, ma senza la circolare del Ministero non è possibile per gli utenti far valere il proprio diritto”.

“Uno stallo assurdo che genera anche situazioni di illegalità – prosegue Tanasi -. Molti supermercati addebitano il costo del sacchetto direttamente sullo scontrino nel momento in cui viene pesata la merce, anche se lo shopper non viene utilizzato, ad esempio quando si acquista un ananas o una mela sfusa apponendo lo scontrino direttamente sul frutto. Ciò comporta una violazione dei diritti degli utenti e un aggravio dei costi a carico dei consumatori di cui il Ministero della salute dovrà rispondere se non emetterà l’attesa circolare sui sacchetti portati da casa”.

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