20 Luglio 2001

Bingo, il sogno diventa imbroglio

Denuncia al Codacons ed allo sportello del cittadino. Negata la restituzione dell?anticipo per lo stage

Bingo, il sogno diventa imbroglio

Corsi da croupier: perdono milioni nell?illusione di un posto sicuro

PERUGIA – «Segui questo corso di formazione e avrai un posto da croupier assicurato». Questa formula ha attirato molti giovani umbri che si sono visti prospettare l?idea di un?occupazione moderna, dinamica e originale da volantini o lacandine recanti la pubblicità di un aggiornatissimo corso di formazione professionale per operatori di sale bingo. Un occasione unica per molti ragazzi e ragazze in cerca di lavoro che hanno risposto in tanti alle proposte giunte da ditte umbre e di fuori regione. Giovani reclutati con il sistema degli incontri di massa programmati presso alberghi o sale congressi della regione chiamati a sottoscrivere un contratto di quasi 5 milioni. La contropartita? Un mese di lezioni al termine delle quali viene garantita l?assunzione presso una delle cinque sale bingo di imminente apertura in Umbria. Non solo. Al momento della firma, indotta con le pressioni tipiche di questo genere di operazioni (vedi contratti di multiproprietà), ai giovani è stato anche chiesto di versare un anticipo di mezzo milione in contanti.
Fin qui, nulla di strano. A parte il fatto che chiedere anticipi quando si concludono operazioni fuori dai locali commerciali, rappresenta una palese violazione della libertà contrattuale del contraente cui la legge concede 7 giorni di tempo per recedere. L?aspetto più enigmatico è invece emerso quando i giovani coinvolti si sono rivolti allo Sportello del consumatore e al Codacons per chiedere chiarimenti sul contratto sottoscritto. «In un solo giorno – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – si sono rivolte a noi una decina di persone per chiedere una valutazione della situazione. E, da un controllo più approfondito di questi contratti, è emerso che nessun riferimento, né alcuna menzione viene riservata alla “certezza di un lavoro al termine del corso“».
Una ditta che si presenta come agenzia pubblicitaria propone un training gratuito di dieci giorni al termine dei quali viene garantito l?inserimento immediato nella struttura. Ma dopo due settimane di lezioni, si scopre che la società non si occupa di promozioni commerciali, bensì di vendite di computer e il lavoro promesso consiste nel “regalare“ computer e, soprattutto, nel vendere gli aggiornamenti del software a 640 mila lire annue per dieci anni.
Iscritti nelle liste dei centri dell?impiego e studenti all?ultimo anno di una scuola professionale, vengono contattati con una lettera che propone mirabolanti corsi didattici che garantiscono qualificazione professionale e lavoro sicuro al termine delle lezioni. Il corso si rivelerà costoso e di dubbia utilità e, al termine, non ci sarà né diploma, né lavoro.
Studenti e casalinghe rispondono ad annunci per lavoretti domestici, pagano 124 mila lire per ricevere un kit, ma si ritrovano in una sorta di “catena“. Il lavoro consiste nello scrivere annunci simili a quello cui si è risposto per accettare il lavoretto. Lo scopo è quello di allargare “il giro d?affari“ e per ogni nuova persona coinvolta viene promesso un compenso di 2500 lire. Gli ultimi arrivati faranno altrettanto, ordineranno il kit, ripeteranno gli annunci per coinvolgere altre persone e così via. In poco tempo però si scopre che a guadagnarci è solo la “casa madre“. L?unica certezza, infatti, restano le 124 mila lire pagate all?inizio.

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