3 Marzo 2006

Bimbo colpito da ictus, sotto accusa il casco da sci

VARESE I genitori del piccolo hanno denunciato la casa produttrice. Il giudice ordina una perizia

Bimbo colpito da ictus, sotto accusa il casco da sci

TRENTO – Un anno tra gli ospedali di Bolzano, Verona, Varese e Milano, dieci giorni in terapia intensiva per un ictus cerebrale e l`ombra di una paralisi. E poi i mesi di cure riabilitative e una parte del corpo che non risponde più come prima. Un incubo per un bambino di soli dieci anni che ancora lotta per tornare quello di prima. La parte sinistra del corpo è parzialmente bloccata. “E tutto per un casco da sci probabilmente difettoso“: è quanto sostiene la famiglia del piccolo che nel gennaio 2005 ha presentato un esposto in Procura, insieme al Codacons contro la casa costruttrice, la Salomon, una delle marche più quotate per l`abbigliamento sportivo. Il procuratore capo Stefano Dragone nei giorni scorsi ha disposto una perizia sul casco. Tutto è iniziato nell`inverno 2004 durante la settimana bianca a Campitello di Fassa. Il piccolo, di Varese, in vacanza con i genitori, è uno sciatore provetto, ma una mattina, mentre sta aspettando la seggiovia, si sente male. I medici diagnosticano un ictus cerebrale con emiparesi della parte sinistra del corpo. Da qui è iniziato il calvario del piccolo: dieci giorni in terapia intensiva nell`ospedale altoatesino, poi il trasferimento a Verona, poi a Varese e infine al Niguarda di Milano dove inizia un ciclo di terapie intensive per la riabilitazione. Ancora adesso, ed è passato oltre un anno, il piccolo accusa problemi di mobilità. I medici non sono mai riusciti a trovare la causa dell`ictus, mentre la famiglia insiste nella sua ipotesi: un difetto del casco. “Durante i movimenti – spiega il dottor Bergamaschi dello studio legale di Marco Donzelli di Milano che si occupa del caso – il casco si muove facendo una pressione anomala sulla carotide; questo potrebbe aver causato l`ictus“. Replica dalla sede di Bergamo la Salomon: “È la prima volta che ascoltiamo una storia del genere, anche perché il casco ha da sempre salvato la vita, insomma, rappresenta una sicurezza per lo sportivo“. Aggiunge Alberto Penne, direttore commerciale: “I nostri caschi sono sottoposti a tante prove (penetrazione, urto e rientro dei materiali) che garantiscono sia ogni tipo di impatto che di tenuta“.

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