28 Settembre 2002

Biglietto della Lotteria Italia da 5 mila lire a 3 euro (»16%)

Consumi. La variazione maggiore da un anno, pesano pubblici esercizi e scuola. Biglietto della Lotteria Italia da 5 mila lire a 3 euro (»16%)

Aumenta ancora il costo della vita

Inflazione, il tasso annuo salito al 2,6% in settembre

Milano. Il tasso annuo di inflazione è salito a settembre al 2,6%. Rispetto ad agosto, il rialzo è stato invece dello 0,2%. È la stima provvisoria comunicata dall?Istat, che ha confermato il dato proveniente dalle città campione. Il dato definitivo verrà reso noto il 14 ottobre. La variazione annua è la più alta dal settembre 2001. Per il Governo è stato il ministro alle Attività produttive Antonio Marzano a gettare acqua sul fuoco: «Il tasso d?inflazione, se confrontato con i due anni precedenti, è oggi inferiore». Sono stati alberghi, ristoranti e pubblici esercizi a far registrare il rialzo più consistente: »4,8% rispetto al settembre 2001, »0,2% sullo scorso agosto. Ma le famiglie italiane sono più attente a quanto spendono al bar e al ristorante. I consumi fuori casa registrano un misero »1% e il 2002 si va quindi delineando come l?anno con la peggiore performance dopo il 1993.
Ma gli incrementi sono stati consistenti anche nel settore dell`istruzione, come da tradizione nel mese di riapertura delle scuole. E non solo per cartelle e quaderni, come denunciano le associazioni dei consumatori. A settembre il caro scuola pesa sui prezzi anche in base ai conti dell?Istat, che però «misura» non la spesa che le famiglie affrontano per libri e corredi scolastici ma quella che sostengono per il pagamento delle tasse e delle rette annuali.
Iscrivere i propri figli a scuola dunque, quest?anno per gli italiani è stato decisamente più caro, così come ha mediamente speso di più chi ha scelto quest?ultimo scorcio d?estate per andare in vacanza e quindi alloggiare in albergo o concedersi una cena in più al ristorante.
Per ciò che riguarda invece i beni di largo consumo, rispetto ad agosto, i rincari maggiori si sono registrati per gli acquisti di abbigliamento e calzature (»0,5%) e per la spesa alimentare (»0,3%, escluse le bevande alcoliche).
Si base annua invece i rialzi più evidenti hanno interessato, oltre che scuola e alberghi-ristorazione, la «voce» ricreazione, spettacoli e cultura (un »3,2% che comprende anche gli aumenti di libri e corredi scolastici), gli alimentari (»3,1%) e l?abbigliamento-calzature (»3,0%). Ma anche nei settori dei trasporti (aerei, navi, etc.) e per le bevande alcoliche e i tabacchi (»2,3%), il rialzo dei prezzi rispetto al 2001 appare sensibile. In aumento anche i prezzi di mobili, articoli e servizi per la casa, che rispetto al settembre 2001 si sono alzati mediamente dell?1,8%.
Intanto, i consumatori sono tornati a suonare l?allarme sul caro-prezzi: secondo l?Intesa, che raggruppa Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc, l?inflazione costerà in un anno a ciascuna famiglia italiana 1.081 euro in più (vedi articolo a fianco). L?Intesa si scaglia anche contro l?aumento del costo del biglietto della Lotteria Italia: da 5.000 lire a 3 euro l?incremento è stato del 16%. Roma. Il caro-prezzi colpisce anche la Lotteria Italia: il biglietto costa il 16% in più (dalle 5.000 lire di un anno fa passa a 3 euro, pari a 5.809 lire) e si vincono 318 milioni di lire in meno (da 10 miliardi di lire a 5 milioni di euro, pari a 9.681.350.000 lire). Sceglie l?ironia l?Intesa dei consumatori commentando i dati Istat sull?inflazione, aggiungendo che le famiglie italiane in un anno spenderanno 1.081 euro in più per le varie voci di spesa.
Da qui la «critica alle misure adottate dal Governo che non convincono i consumatori e che lasciano seriamente perplessi. Le quattro associazioni (Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc) invitano dunque il Governo a rivedere con urgenza la politica finanziaria per tutelare i portafogli delle famiglie e frenare questa corsa al rialzo». «Le denunce e gli allarmi lanciati dell?Intesa dei consumatori – conclude la nota – trovano tragica conferma nei dati dell?Istat, seppur quest?ultimo continui a sottostimare il dato reale d?nflazione: l?aumento dei prezzi e delle tariffe – sostiene l?Intesa – con picchi per i servizi bancari del 10,9% e del 10,7% per quelli assicurativi, sta letteralmente massacrando le famiglie italiane, che spenderanno in un anno ben 1.081 euro in più». Roma. Nei primi otto mesi del 2002 gli scioperi in Italia hanno raggiunto quota 25 milioni di ore con una crescita del 475% rispetto allo stesso periodo del 2001. Il 91,2% delle ore perse è stato legato a vertenze non originate dal rapporto di lavoro (22,8 milioni di ore). Oltre i due terzi delle ore perse (16,1 milioni di ore) infatti è stata dovuta agli scioperi di aprile legati alle proteste contro le modifiche dell?articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Le ore complessive perse sono concentrate nei mesi di gennaio (3,5 milioni di ore) e di aprile (16,1 milioni di ore pari al 70,8% del totale). Le ore perse per scioperi legati ai rapporti di lavoro sono state dovute prevalentemente a rivendicazioni economico normative (827.000 ore) e a vertenze per rinnovi contrattuali (424.000). Nel periodo gennaio agosto 2002 le ore perse per motivi legati ai rapporti di lavoro sono diminuite del 48,9% rispetto allo stesso periodo dell?anno precedente.
Tra i settori hanno scioperato soprattutto i lavoratori delle industrie metallurgiche e meccaniche (558.000 ore) e quelli del credito (315.000 ore) che nei primi mesi dell?anno si sono astenuti dal lavoro sia a sostegno del rinnovo contrattuale sia contro il superlavoro legato all?introduzione dell?euro.
Dunque gli scioperi contro le politiche economiche del Governo, non legati ai rinnovi contrattuali, sfiorano i 23 milioni di ore in soli otto mesi, su un totale di 25 milioni di ore. E il calendario torna indietro di oltre vent?anni. Bisogna risalire al 1979 per trovare livelli di conflitti estranei al rapporto di lavoro simili a quello attuale. In quell?anno furono perse per scioperi 192 milioni di ore ma furono 27,7 milioni (in 12 mesi) le agitazioni «politiche».
Se si considera invece il dato sulla base dello stesso periodo (otto mesi) bisogna tornare al 1976. In quell?anno si sfiorarono i 23 milioni di ore perse per conflitti estranei al rapporto di lavoro a fronte di 177,6 milioni di ore di sciopero complessive. Sempre negli anni Settanta un anno complicato per le relazioni industriali fu il 1977 con 37,1 milioni di ore perse per scioperi «politici» (nell?intero anno) a fronte di 115,9 milioni di ore perse nel complesso.
Gli anni Novanta invece, soprattutto dopo l?accordo sul costo del lavoro del 1993, sono stati anni relativamente tranquilli con un picco di scioperi nel 1990 di 36 milioni di ore (ma nessuna politica) dovute soprattutto alla vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Nel 1993 le ore complessive per le agitazioni furono circa 23 milioni (nell?intero anno) con 15 milioni di ore per conflitti estranei ai rapporti di lavoro. Nel 1994, l?anno della protesta contro la riforma delle pensioni proposta dal primo Governo Berlusconi, le ore di sciopero perse nel complesso furono 23,6 milioni mentre furono 15,9 milioni quelle contro le politiche dell?esecutivo.
L?anno più tranquillo in assoluto fu invece il 1998. L?ultimo anno del Governo Prodi segnò solo 4 milioni di ore di sciopero complessive, 256.000 delle quali per proteste non legate ai rapporti di lavoro.
Il numero di ore complessive di agitazioni del 2002 comunque potrebbe ancora crescere in modo significativo dato che uno sciopero generale è già stato proclamato dalla sola Cgil per il 18 ottobre. Sembra comunque impossibile arrivare ai livelli dell?autunno caldo. Nel 1969 infatti furono perse nel complesso oltre 302 milioni di ore di lavoro, la metà delle quali tra ottobre e dicembre. Nel solo mese di ottobre 1969 ci si fermò per 73,3 milioni di ore di lavoro, dato che vale quasi dieci milioni di giornate perse in un mese.

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