24 Luglio 2019

Biella, ceneri dei defunti mischiate: per lo scandalo del crematorio ok ai patteggiamenti

 

Potrebbero tutti evitare il carcere grazie a pene molto ridotte gli imputati nel processo sullo scandalo del cimitero di Biella, l’ orrore venuto a galla grazie a un dipendete che filmò i colleghi mentre mettevano in atto un pratica che era diventa all’ ordine del giorno col crematorio: mischiare le ceneri di diversi defunti e gettare nei rifiuti piccole parti di resti umani non ancora cremati. Il giudice per le indagini preliminari infatti nei giorni scorsi ha accettato tutti i patteggiamenti chiesti dagli imputati e approvati dalla stessa Procura che rappresenta l’ accusa che prevedono pene che escludono il carcere. Sono rimasti fuori dal giudizio altri due imputati la cui posizione sarà valutata in separata sede. Una sentenza contestata duramente dai familiari delle decine se non centinaia di defunti che potrebbero essere coinvolti nel caso. Ad oggi in effetti ancora non è chiara la portata di quanto accaduto al cimitero di Biella. Proprio su questo punto i legali delle famiglie contestano alla Procura di aver preso in esame solo gli ultimi episodi che risalgono al 2018 quando le prove raccolte nel corso delle indagini si riferirebbero a molti più casi, almeno dal 2017. Una rabbia che come riportano le cronache locali, è sfociata in un confronto a distanza con lo stesso procuratore capo di Biella, Teresa Angela Camelio. Il numero uno della Procura ha sottolineato di non aver gradito affatto l’ atmosfera che si respirava nei corridoi del tribunale al momento della sentenza, aggiungendo in particolare che il sit-in e la ronda di alcuni avvocati fuori dall’ aula dell’ udienza è stato un “atteggiamento fuori luogo”. “Inaccettabile che si riduca ad un ‘sit-in’ quella che è stata una composta e legittima partecipazione dei nostri Assistiti all’ amministrazione della Giustizia in una vicenda processuale che li tocca nel vivo: per questo hanno atteso in silenzio e fuori dal Tribunale le prime sentenze in un caso che ha scosso le loro esistenze, mostrandosi rispettosi delle Istituzioni e di quelle regole processuali che impedivano loro di stare in aula” hanno replicato i legali Codaconsa cui le famiglie si erano rivolti, sottolineando di aver chiesto di modificare il capo di imputazione “contestando agli imputati fatti nuovi e reati connessi, a partire quanto meno dal 2017 sino all’ arresto, anche alla luce di ciò che sta emergendo dalle ispezioni sulle urne”. Lo scandalo di biella è emerso nel 2018 ma secondo i legali è almeno dal 2017 e cioè da quando il lavoro del crematorio è aumentato a dismisura accogliendo corpi da moltissime altre zone che si è iniziato a usare quei metodi dell’ orrore. Per risparmiare tempo e denaro i cadaveri venivano accatastati e cremati insieme . I corpi venivano messi inceneriti quando ancora i resti del precedente defunto erano dentro consegnando quindi ai familiari ceneri mischiate. Le bare di zinco invece non venivano bruciate ma gettate via, in alcuni casi insieme a resti umani .

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