Bidoli, famiglie sul lastrico con il bavaglio in tribunale
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fonte:
- Messaggero Veneto
«Chi ha acquistato la mia casa all’ asta, quella per la quale ho pagato 120 mila euro, ha ammmesso di aver fatto un affare, infatti se l’ è aggiudicata per 90 mila euro. Devo portare via tutte le mie cose perchè a giorni verrò buttata fuori di lì». A parlare è la giovane mamma di due bambini, uno dei quali portatore di handicap che, in seguito al fallimento Bidoli, si è trovata in gravi difficoltà. «Abbiamo comprato la casa firmando il preliminare nell’ ottobre 2006 – racconta – e quando siamo entrati i lavori erano ancora in corso, tanto che per 20 giorni siamo rimasti confinati in camera. Abbiamo firmato il preliminare all’ inizio del 2007 versando 100.000 euro oltre all’ acconto e ai soldi per pagare le spese di alcuni lavori. Non basta – aggiunge la donna – al tempo feci domanda per ottenere il mutuo regionale. Fu l’ impresa ad occuparsene e a mandare avanti le pratiche. Solo un anno e mezzo più tardi seppi che non ne avevo diritto in quanto minorenne al tempo della stipula. Poi sono rimasta sola con i miei due figli, alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato, che ho avuto solo di recente, tardi per ottenere un altro mutuo e ricomprare all’ asta la mia casa, che ora sono costretta ad abbandonare». (a.c.) di Alessandra Ceschia Imbavagliati. La bocca, le orecchie e gli occhi bendati, a simboleggiare le istituzioni sorde, cieche e mute dinanzi a famiglie in difficoltà, costrette a indebitarsi per ricomprare una casa che avevano già pagato. È così che hanno deciso di presentarsi oggi le vittime del fallimento Bidoli, armate di striscioni dinanzi al tribunale di Udine in occasione dell’ udienza per il processo a carico di Diego Bidoli, già amministratore unico della Bidoli spa e della Bidoli srl, nonchè della Bidoli ditta individuale, con l’ accusa di truffa aggravata, in relazione alla vicenda che ha visto 36 famiglie acquistare in regime di edilizia convenzionata la prima casa nel condominio Le Magnolie di via Pallanza (ma il caso di estende ai fabbricati di San Giovanni al Natisone e di San Vito al Tagliamento) senza sapere che su di esse gravavano ipoteche estranee alla compravendita, con tanto di pignoramenti immobiliari. Procedimento che si affianca al fallimento dell’ azienda, in relazione al quale è aperto un altro fascicolo. Una manifestazione, quella organizzata oggi con il supporto di Assocasa e Codacons, «che ha l’ obiettivo di chiedere l’ istituzione di una commissione d’ inchiesta da parte della Regione – come sostiene il responsabile di Assocasa Mauro Chirizzi – chiediamo inoltre che i magistrati vadano a fondo sulla vicenda nella quale vi sono profili di rilevanza penale che vanno ben oltre l’ ipotesi della truffa». Già nelle udienze precedenti il giudice Carla Missera ha accolto le richieste di costituzione di parte civile delle parti offese Alessia Perrone e Orietta Moro (rappresentate dall’ avvocato Bruno Garlatti, di Gorizia), Lorenzo Zanetti e Servilio Treu (avvocato Luca Beorchia), e dal Codacons di Udine (avvocato Nicola D’ Andrea). «Molte famiglie non si sono costituite parte civile – non esita a dichiarare Chirizzi – un po’ per paura di procurarsi ulteriori guai, un po’ perché si sono sentite dire che l’ azienda avrebbe tentato la strada del concordato evitando così la procedura fallimentare e hanno rinunciato ad insinuarsi nel passivo del fallimento perdendo decine di migliaia di euro. A oggi – aggiunge il responsabile di Assocasa udinese – ben 14 famiglie si trovano a dover pagare debiti estranei che sono state costrette ad accollarsi». «Chiediamo si aprano dei fascicoli a carico di tutti coloro che hanno contribuito a ordire una truffa che ha inghiottito milioni di euro» irrompe Chirizzi con un appello alla magistratura. E, nel contempo, sollecita una commissione d’ inchiesta che prenda in esame le pratiche dell’ edilizia convenzionata garantendo un effettivo controllo delle procedure, una verifica sugli effettivi prezzi di vendita per gli appartamenti per i quali sono stati erogati fondi pubblici. «Chiediamo una maggiore tutela delle famiglie da parte delle istituzioni e una presa di impegno in questo senso – aggiunge dalla sezione provinciale del Codacons Fvg l’ avvocato D’ Andrea – soprattutto in quanto si tratta di edilizia convenzionata legata all’ acquisto della prima casa. In questo caso – aggiunge – le istituzioni non hanno svolto ruolo di controllo nè di supporto». Assocasa si è già mobilitata per chiedere alla Regione nuove garanzie a tutela dei consumatori e permettere alle associazioni di categoria di essere coinvolte nella gestione delle pratiche di edilizia agevolata . ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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