4 Luglio 2017

Bestemmia sulla maglietta col logo della Sammontana, l’azienda querela

 

 

EMPOLI. La Sammontana ricorrerà alle vie legali in merito all’utilizzo del proprio marchio per la realizzazione di una maglietta blasfema messa in vendita sul web. L’iniziativa era stata presa dagli amministratori della pagina Facebook “Welcome to favelas”, seguita da oltre 566mila persone, che sfruttando il celebre logo disegnato dal graphic designer statunitense Milton Glaser aveva inserito una bestemmia sotto l’immagine del gelato, al posto della tradizionale dicitura “Gelati all’italiana”, postando la foto. La bestemmia conserva la rima con “Sammontana”.

L’account ufficiale di Sammontana, in un post di risposta, ha scritto che “stiamo già procedendo per vie legali” in seguito anche a un tweet diffuso da Selvaggia Lucarelli in cui la blogger si chiedeva, taggando l’azienda, se la direzione aziendale empolese fosse al corrente di questa iniziativa. D’altro canto, il post di ‘Welcome to favelas’ ha ricevuto, oltre a messaggi di sdegno, anche molti “like” in poco tempo.

Su “Welcome to favelas” e altri gruppi analoghi sorti su Facebook pende già una denuncia del Codacons a diverse Procure della Repubblica. Lo afferma l’associazione dei consumatori, commentando la decisione di Sammontana di proporre querela contro gli amministratori della pagina Facebook per la maglietta blasfema messa in vendita sul web.

“Si tratta di gruppi che su Facebook incitano all’odio e alla violenza verso donne, disabili e gay, inneggiando a stupri di gruppo e altri gravi reati – spiega il Codacons – Gruppi estremamente pericolosi, perché possono avere effetti negativi sui più giovani spingendoli a compiere gesti brutali. Siamo risaliti all’identità dei veri amministratori di tali gruppi, e li abbiamo denunciati a diverse Procure, perché la crescita di episodi di bullismo in Italia è senza dubbio da ricercarsi anche nei social network e nei gruppi ‘chiusi’ di Facebook che spingono i giovani a compiere abusi e gesti violenti verso coetanei, donne, disabili e soggetti deboli, facendo credere loro che pestare a sangue o seviziare un altro essere umano sia non solo possibile, ma addirittura giusto”.

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