18 Settembre 2004

Berlusconi: « Stop agli aumenti »




ROMA – L`accordo raggiunto con la grande distribuzione sul congelamento dei prezzi, riempie di ottimismo Silvio Berlusconi pronto a promettere un aumento del potere d`acquisto delle famiglie superiore al 2% entro il prossimo anno. Una convinzione espressa anche dal ministro dell`Economia Domenico Siniscalco secondo cui battendo questa strada si riuscirà anche a far crescere il clima di fiducia delle famiglie italiane. « La nostra politica economica – ha spiegato ieri il premier in una conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri – darà alle famiglie un incremento del potere di acquisto reale del 2,2%. Una cosa che non accadeva dal 1991 » . E questo ha precisato Berlusconi si otterrà « con il contenimento dei costi, dei prezzi e delle tariffe, e con l`aumento dei redditi disponibili grazie alla riforma fiscale » . Pi ù in particolare il premier fa questi calcoli. « Si arriverà al 2,2% grazie a una crescita spontanea, calcolata nello 0,7%, alla quale si aggiungerà uno 0,7% di misure per la politica dei prezzi e uno 0,8% dovuto al secondo modulo della riforma fiscale con il conseguente calo delle tasse. Sommando le tre cifre si arriva all`incremento che voglio raggiungere » . La crescita spontanea per Berlusconi si raggiungerà visto che le retribuzioni cresceranno di circa il 2,7% e l`inflazione media salirà del 2%. « Ne consegue che l`incremento del potere d`acquisto dovrebbe situarsi spontaneamente allo 0,7% » . Il presidente del Consiglio è poi molto soddisfatto per il raggiunto accordo sui prezzi. « E` un passo molto importante anche se ora, dopo la grande distribuzione, puntiamo ad allargare l`accordo a tutto il commercio e anche alla filiera dei produttori. Noi proseguiamo, in un momento non facile il nostro lavoro che vi assicuro deve portare a risultati concreti » . Sono circa 3.000 i prodotti i cui prezzi resteranno bloccati fino al 31 dicembre. E` questo il risultato dell`accordo stipulato dal ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, con i rappresentanti della grande distribuzione. Ma l`annuncio non è servito affatto a placare le polemiche di chi ritiene la misura tardiva e inadeguata. In ogni caso, fanno parte dell`accordo « prezzi fermi » i prodotti con il marchio privato, ossia con il marchio della catena commerciale, e quelli cosiddetti di « primo prezzo » , cioè i meno costosi: una misura pensata per proteggere cittadini e famiglie economicamente pi ù deboli. Si tratta dei prodotti presenti negli oltre 15.000 punti vendita delle imprese della media e grande distribuzione aderenti alle organizzazioni che hanno firmato l`accordo: Ancc, Ancd, Faid, Federdistribuzione e Federcom, che hanno dato il loro via libera già giovedí, e Centromarca, che ha aderito ieri. Secondo il ministro Marzano, l`accordo « determina in concreto una riduzione media dei prezzi nella seconda parte dell`anno » . Molte categorie ne sono rimaste fuori, tanto da provocare la reazione stizzita del presidente di Confesercenti, Marco Venturi, che ha parlato di « esclusione ingiustificata » . Dal canto suo, Marzano, dopo aver detto che « il governo si preoccupa della tutela del potere di acquisto delle classi con redditi medio bassi » , ha auspicato che « ci sia l`adesione anche della piccola distribuzione ed un effetto imitativo » . Tra i firmatari dell`accordo c`è soddisfazione: per il presidente della Federconsumo- Confcooperative, Pierluigi Angeli, « è un ulteriore buon passo nella giusta direzione che si aggiunge ad altre positive iniziative che il sistema cooperativo ha già attuato in diverse realtà territoriali » . Ma i consumatori la pensano diversamente: « Accordo positivo ma limitato, perchè ratifica ciò che è già in atto » sottolinea Paolo Landi, segretario nazionale dell`Adiconsum, che ha chiesto al governo « una terapia d`urto » su prezzi e tariffe e l`allungamento della scadenza dell`accordo a tutto il primo semestre 2005. Lapidario il giudizio dell`Adoc, che insieme ad Adusbef, Codacons e Federconsumatori, aderisce all`Intesa dei consumatori: « Per contenere l`inflazione e aumentare il potere d`acquisto, bisogna abbandonare soluzioni tampone, programmare interventi strutturali e coinvolgere tutti i soggetti implicati nei vari settori del commercio: tutte soluzioni che il governo dal 2001 ad oggi non è riuscito ad attuare » .

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