4 Maggio 2011

Berlusconi, nuovo ok all’ opa Lactalis

Berlusconi, nuovo ok all’ opa Lactalis
 

Silvio Berlusconi entra a gamba tesa sull’ opa che Lactalis ha lanciato su Parmalat . Per fare una repentina marcia indietro dopo poche ore. Ma tanto basta per dare di nuovo una mano ai francesi nella corsa verso la conquista di Collecchio e contemporaneamente marcare ulteriormente la distanza dal ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, che si è invece battuto per difendere l’ italianità di Parmalat con ben due decreti, uno dei quali, quello sullo slittamento delle assemblee, è stato approvato alla Camera con 236 sì, 32 no e 235 astenuti (ora tocca al Senato). Il fatto. Attorno alle 13 di ieri, dopo il vertice con la Lega Nord, è filtrata un’ indiscrezione sulle parole di Berlusconi. Il premier avrebbe raccontato ai leghisti di avere parlato con il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il quale gli avrebbe spiegato che l’ opa di Lactalis è «legittima» e «corretta». Berlusconi avrebbe aggiunto che «non si poteva impedire» e che d’ altronde dalla cordata italiana non era arrivata nessuna offerta. Dichiarazioni forti (a mercati aperti), perché di fatto anticipavano il giudizio che la Consob deve ancora esprimere sul prospetto Lactalis giunto negli uffici della Commissione venerdì 29 aprile. (E’ comunque un fatto che Vegas intende arrivare al via libera probabilmente subito dopo la presentazione del rapporto annuale, previsto per lunedì 9 maggio). Dopo poche ore è però arrivata la precisazione di Palazzo Chigi: «Il presidente Berlusconi ha ricordato stamani che si è trattato di un’ operazione in regola con le norme del mercato. A chi gli poneva ulteriori domande ha semplicemente risposto: per le informazioni vi dovete rivolgere alla Consob». Per questo motivo vanno considerate «infondate» le dichiarazioni attribuite al premier. Sebbene poco credibile, la correzione era un atto dovuto, ma la frittata ormai era fatta. E’ già la seconda volta che Berlusconi interviene sulla vicenda Parmalat , di fatto aprendo ai francesi. Alla conferenza stampa dopo il summit di martedì 26 aprile aveva infatti espresso un giudizio dirimente affermando che l’ opa di Lactalis «non è ostile», pur avendola definita «singolare» per la scelta dei tempi, con l’ annuncio avvenuto a poche ore dal vertice di Roma. Chi in realtà si dovrà pronunciare sull’ ostilità o meno dell’ opa, così come sulla congruità del prezzo, è il cda Parmalat , che non a caso ieri ha dato mandato a ben quattro advisor, la banca d’ affari Goldman Sachs e gli studi legali Shearman & Sterling, Lombardi Molinari associati e Legance, di elaborare una fairness opinion sul prezzo. Nei 40 minuti circa del board non c’ è stata alcuna discussione su una presunta richiesta a Lactalis di alzare il prezzo d’ offerta da 2,60 a 2,80 euro, adeguandolo a quello pagato ai fondi MacKenzie, Skagen e Zenit per rilevare il 15%. D’ altronde, come è precisato nel Testo unico della finanza, nell’ opa volontaria il prezzo lo fissa l’ offerente, e non è legato a parametri come il valore più alto pagato in precedenza. Il cda di Parmalat ha comunque già messo le mani avanti dichiarando che l’ opa «non è stata né sollecitata né concordata con la società». Insieme all’ indicazione di ben tre studi legali (Legance per la parte giuslavoristica, Shearman per l’ antitrust e Lombardi per gli aspetti finanziari) la precisazione potrebbe far supporre, secondo fonti vicine a Parmalat , che l’ ad Enrico Bondi è determinato a vendere cara la pelle utilizzando ogni strumento giuridico a sua disposizione. L’ obiettivo, più che far saltare l’ opa o rallentarla, potrebbe essere di ottenere un ritocco del prezzo dopo averla dichiarata «ostile» o «non congrua» nel prezzo. Il giudizio potrebbe essere preso nel corso del cda già fissato per il 12 maggio per l’ approvazione della trimestrale. Il titolo comunque si sta avvicinando al prezzo dell’ offerta Lactalis: ieri ha chiuso in rialzo dell’ 1,3% a 2,59 euro. Ma Lactalis, forte delle proprie ragioni legali, non appare intenzionata ad alzare il livello dell’ offerta. Innanzitutto il prezzo è stato determinato fra i 2,4 euro ai quali ha comprato sul mercato i titoli e i 2,8 euro pagati ai fondi per il pacchetto. Inoltre i francesi hanno il problema opposto, di non ottenere un’ ampia adesione all’ opa per mantenere l’ esborso più basso dei 3,3 miliardi potenziali (che uniti agli 1,3 miliardi già pagati per il 29% portano la valorizzazione di Parmalat a 4,6 miliardi). Non a caso nel prospetto Lactalis ha precisato, come già comunicato al mercato, di avere condizionato l’ opa al raggiungimento del 55% e di voler ricostituire il flottante. In ballo su questo punto ci sarebbe un confronto con la Cdp, per un’ eventuale ingresso di quest’ ultima al 10% con opportune garanzie di governance. Ma di questo si dovrebbe parlare eventualmente dopo la chiusura dell’ offerta stessa, quando ci sarà un cda di Collecchio targato Lactalis. E potrebbe avvenire anche per l’ assemblea del 25 giugno, se l’ opa partisse subito dopo la metà di maggio. Chi eventualmente potrebbe essere d’ ostacolo a Lactalis è il Codacons: l’ associazione dei consumatori ieri ha presentato un ricorso al Tar del Lazio perché l’ opa di Lactalis, che non pubblica da anni i propri bilanci (pagando una multa alle autorità francesi), violerebbe i principi del Tuf per mancanza di trasparenza sulla solidità finanziaria dell’ offerente. (riproduzione riservata)

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