21 Gennaio 2005

Berlusconi: l?energia è cara il nucleare va riconsiderato





La paghiamo tanto e ne produciamo poca, serve «un piano nuovo» a livello nazionale. La voce “energia“ è da annotare sull`agenda del governo tra le priorità a medio termine, secondo Silvio Berlusconi, che pensa a «una riconsiderazione globale per il sistema elettrico, per il gas metano, per il petrolio». E tra le opzioni possibili non esclude quella nucleare, mettendo in allarme il mondo ambientalista e provocando le reazioni polemiche del centrosinistra. L`occasione per rispolverare la forza sprigionata dall`atomo (seppellita sotto una montagna di “no“ nel referendum del 1987, anche sull`onda della tragedia di Chernobyl) è stata fornita al presidente del Consiglio dall`inaugurazione dell`elettrodotto “San Fiorano-Robbia“ tra Svizzera e Italia, di cui parliamo diffusamente in questa pagina. La nuova opera è un buon passo avanti, ha rilevato Berlusconi, al quale se ne aggiungeranno altri per avere «più sicurezza, più energia elettrica e minori costi», come «le nuove centrali, l`ingresso di nuovi operatori e l`apertura della borsa elettrica». Dopo l`inquietante black out del settembre 2003 sono stati stanziati 1.700 milioni di euro. Ma il discorso è ben più ampio e «una sola legislatura è troppo breve per impostare un piano energetico nuovo, che risponda alla domanda che pende sul nostro sistema: l`utilizzo o meno della produzione nucleare d`energia». Una domanda alla quale gli italiani risposero negativamente, come ricordato. Però quel tempo è ormai lontano, ha lasciato intendere il premier, sottolineando come oggi «subiamo la penalizzazione di centrali nucleari situate in altri Paesi» (come la vicina Francia), tanto che «ove accadesse qualcosa di negativo tutti i danni verrebbero anche a noi», e oltretutto «paghiamo l`energia molto di più». Non è un male invece l`aumento dei consumi, secondo il capo del governo, perché «se il cavallo beve vuol dire che l`economia va bene». Piuttosto – ha aggiunto – «le decisioni politiche assunte dieci anni fa fanno sì che in Italia il costo dell`energia per le famiglie e per le imprese sia del 20-30% in più rispetto agli altri Paesi». Da qui la necessità di «una riconsiderazione globale», di cui il governo sta gettando le basi – ha sostenuto Berlusconi – con uno studio «per dotare il Paese delle potenzialità e delle riserve energetiche necessarie». Un discorso rivolto al futuro, dunque. Il premier ha parlato esplicitamente della prossima legislatura, nel caso alle elezioni politiche prevalga di nuovo la CdL. Ma l`ipotesi del nucleare ha scaldato gli animi già nel presente, come era immaginabile. Per il Wwf le dichiarazioni di Berlusconi «sono assolutamente inopportune e fuori luogo», per Legambiente è la dimostrazione «che questo governo non ha alcuna politica energetica», Greenpeace si chiede «che cosa ne facciamo delle scorie?», il Codacons è convinto che «basterebbero 9 chilometri quadrati d`impianti solari per rifornire tutto il Paese». Critico anche il centrosinistra. «Il nucleare è una scelta sbagliata – ha dichiarato Fausto Giovannelli dei Ds – perché gli italiani non lo vogliono, perché non sappiamo smaltire le scorie, perché il nucleare pulito arriverà , se arriverà, tra 50 anni». Condivide Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi): «L`energia nucleare è pericolosa è anti-economica. Chi c`è dietro le parole di Berlusconi, chi ha interesse alla costruzione di centrali nucleari in Italia?». A «tranquillizzarlo» ha provato Isabella Bertolini di Forza Italia, secondo la quale «dietro le parole del premier c`è solo il buon senso».

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