21 Giugno 2013

Berlusconi ha ragione: via il totem del deficit al 3%

Berlusconi ha ragione: via il totem del deficit al 3%

        

Lunedì un signore che siede in Senato (niente nomi perché non mi interessa fare campagna elettorale ma spiegare perché i pregiudizi rischiano di far crollare la nostra economia) ha detto una cosa sensata. Si è chiesto perché il governo \u2013 invece di piangere sull’ Iva versata \u2013 non va a Bruxelles a dire: «Il limite del 3% e il fiscal compact ve lo potete dimenticare». E se i partner \u2013 prima fra tutti la Germania \u2013 minacciassero di cacciarci dall’ euro rispondere: «Fatelo». È stata la prima voce di buon senso dopo quindici giorni di inutili discussioni sulle risorse necessarie per eliminare l’ Imu sulla prima casa e scongiurare l’ aumento dell’ Iva. Il teatrino è culminato con l’ uscita del povero Ministro Zanonato, mandato avanti dai colleghi, a spiegare a tutti che: «Non è che non voglio bloccare l’ aumento dell’ Iva. Dico che è difficile trovare le coperture». Le coperture valgono 8 miliardi. Una cifra tutto sommato modesta: rappresentano lo 0,5% del Pil. Tanto per dare un’ idea: nel 2012 abbiamo emesso 410 miliardi di debito pubblico. Per fermare lo scatto dell’ Iva bisognerebbe emetterne al massimo dieci in più. Non mi sembra un problema. Perché non farlo? Perché aumentando il debito torneremmo ad essere uno Stato che non rispetta il tetto del deficit al 3% del Pil. Mi domando: ma che senso ha questo limite? Perché non il 2%, o il 5% o il 10%? E perché questo rapporto non si può cambiare a determinate condizioni? Non si sa. Il 3% è un totem, guai a parlarne male. Questa settimana qualcuno si è azzardato ad affermare che il vincolo non ha senso. È stato sommerso dalle critiche. Io vorrei fare una domanda al ministro dello Sviluppo Economico. Lo sa dove ha portato l’ Iva al 21% nel 2011? Secondo il Codacons ha provocato una diminuzione di gettito di 6 miliardi avendo contribuito alla caduta dei consumi. Hanno idea questi Soloni del danno che produrrebbe \u2013 nei conti pubblici e nelle famiglie \u2013 l’ Iva al 22%? Un’ ultima considerazione. Il solo fatto che l’ Italia abbia fatto balenare l’ ipotesi di voler disattendere i patti con la Ue ha subito ottenuto un risultato. Se riusciremo a mantenere il deficit sotto al 3%, la Ue, a quanto pare, ci concederà nel 2014 forse un margine di manovra dello 0,5% per gli investimenti. Una piccola concessione \u2013 un’ aspirina \u2013 a un’ Italia che sta letteralmente morendo di austerità o che, ancor peggio, rischia di scivolare nel baratro della rivolta sociale. Perché tanta disponibilità \u2013 improvvisa per altro \u2013 da parte dell’ Unione? Ho il sospetto che sia frutto di un timore profondo da parte della Germania. I tedeschi, infatti, sanno bene che stanno giocando una partita a poker \u2013 quella sull’ euro \u2013 e che lo stanno facendo avendo in mano scartine. Se, infatti, domani al posto di Letta dovesse esserci qualcuno capace di prendere una decisione radicale e portare l’ Italia fuori dall’ euro, il mercato comune imploderebbe. A quel punto il nostro Paese, dopo uno shock iniziale, potrebbe trarre grandi benefici dal punto di vista della competitività e della ripresa economica. La partita si chiuderebbe e alla Germania resterebbero le stesse carte che si ritrova in mano oggi: oltre 800 miliardi di perdite potenziali dovute alle garanzie prestate per i vari fondi salva-Stati e gli acquisti di titoli da parte della Bce necessari per attuare i piani di salvataggio dei Piigs. Insomma, uscire dall’ euro costerebbe più a loro che a noi e porterebbe maggiori benefici a noi che a loro. Sarebbe ora che qualcuno se lo ricordasse, a Roma e a Bruxelles.
        

ernesto preatoni
       

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