Berlusconi annuncia la “rivoluzione” ma slitta la class action
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fonte:
- Liberazione
Birichino è l’ultimo degli aggettivi che i lavoratori pubblici adopererebbero per appellare Brunetta, il ministro che li vessa da un anno. Birichino, invece, è quanto gli manda a dire Berlusconi, con l’innato senso del grottesco che lo caratterizza, a proposito dell’ultima sceneggiata dello statista veneziano. Costui aveva minacciato le dimissioni se il Cavaliere non lo avesse spalleggiato nella sua crociata sulla meritocrazia. Pronto il premier di prima mattina annuncia l’ok del consiglio dei ministri l decreto legislativo «che va sotto il nome di rivoluzione». Meritocrazia entro l’estate – riassumono le agenzie in serata – la riforma anti-fannulloni nel giro di due mesi sarà operativa. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco, dal decreto scivola la class action che, assicura il Birichino al Cavaliere, partirà ma solo dal primo gennaio 2010. L’opposizione parlamentare ritiene che lo slittamento sia dovuto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni delle lobby dei concessionari di servizi pubblici. E il Codacons pensa che quella delle dimissioni del Birichino non era poi una pessima idea: «Questo governo, che agisce sotto l’influenza delle lobby e di Confindustria, ha troppa paura per far passare una legge importante – dice l’associazione consumerista – ciò dimostra l’assenza di qualsiasi attenzione da parte dell’esecutivo verso i consumatori e i loro diritti meno importanti di banche, imprese e potentati». La "rivoluzione" consiste nel rendere più simile al lavoro privato quello pubblico. A sentire Berlusconi dovrebbe servire a riconoscerre gli «sforzi dei dipendenti pubblici con compensi economici che si danno a coloro che lavorano nel privato. Vogliamo che abbiano un morale diverso (e allora perché ha fatto rientrare le dimissioni del Birichino?, ndr) e abbiano motivo di essere realizzati e così di essere più positivi nei confronti dei cittadini». Il calendario prevede che i sindacati siano sentiti «ai massimi livelli» a cavallo tra giugno e luglio sulla premialità (per pochi, massimo il 25%) ma anche sulla stretta disciplinare e sulle nuove regole per la contrattazione collettiva. Il decreto punta a un processo di convergenza a quello del settore privato, per la contrattazione collettiva nazionale e integrativa. Si rafforza la responsabilità dei dirigenti e il loro potere di gestione delle risorse umane, anche per l’attribuzione dei premi. Per il controllo delle assenze sono confermate le misure già introdotte e sono previsti vari tipi di sanzioni per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi certificati medici: licenziamento disciplinare e obbligo del risarcimento del danno e creazione di una specifica fattispecie di reato per il dipendente stesso e per gli eventuali complici, compreso il medico. E’ inoltre previsto il licenziamento per ripetizione di assenze ingiustificate; per ingiustificato rifiuto di trasferimento; per false dichiarazioni ai fini dell’ assunzione o della progressione in carriera; per prolungato insufficiente rendimento.
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