28 Dicembre 2002

Bergamo: i rincari fanno il pieno con le tariffe

Bergamo: i rincari fanno il pieno con le tariffe
Ma il carrello della spesa non è aumentato più di tanto. Inflazione: entreremo nelle città campione

Mentre Bergamo si prepara a diventare una delle città campione per la rilevazione dell`inflazione, il costo della vita cittadina cresce, anche se non in modo così frenetico come da qualche mese ci sentiamo ripetere. Certo, il quotidiano pesa un po` di più sulle tasche dei bergamaschi, da un anno a questa parte, non tanto dentro il carrello della spesa quanto per le scelte di servizio e le tariffe.
Forse la fotografia più vera ci arriva dall`unità operativa statistica di Palazzo Frizzoni dove i tecnici, esperti di prezzi, ammettono che, soprattutto in questi due mesi, abbiamo registrato aumenti generalizzati a Bergamo, non sconvolgenti ma diffusi. C`è chi ha deciso di arrotondare, più per comodità che per vera necessità, eliminando l`uno e il due centesimi, qualcuno anche il cinque. Il fatto più evidente riguarda però la psicologia del consumatore: con l`euro si fa fatica a prendere le misure. Fino all`anno scorso, per esempio, si giocavano cinquemila lire al Superenalotto, oggi si giocano come niente cinque euro.

UN CONFRONTO DATO SU DATO Ma, ci chiediamo, non può essere solo un`impressione il fatto che le nostre tasche si svuotano prima del solito. A dare retta a un controllo diretto che abbiamo effettuato proprio ieri in un grande supermercato cittadino, la spesa per prodotti a largo consumo non è però cresciuta nell`arco di quest`anno. Abbiamo infatti utilizzato la tabella che pubblicammo alla fine del 2001 per verificare il passaggio dalle lire all`euro, una tabella che conteneva una cinquantina di prezzi relativi ad altrettanti prodotti venduti nell`ipermercato. Con questa tabella abbiamo rifatto il giro nello stesso centro commerciale e controllato tutti i prezzi. Ebbene, i risultati appaiono sorprendenti: i prodotti identici, anche come confezione e quantità che abbiamo quindi potuto mettere correttamente a confronto, sono 43. Di questi, nove hanno mantenuto inalterato il prezzo, 13 sono aumentati, e 21 diminuiti. Anche se va detto che le riduzioni sono in genere di pochi centesimi, le crescite invece sono più elevate, almeno di un euro. Però insomma, l`impennata non c`è. Almeno non c`è in un grande centro su prodotti delle marche più famose e delle multinazionali.

IL PARERE DELLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI «Questo non significa che la spesa non sia cresciuta – spiega Umberto Dolci, responsabile della Federconsumatori -. Certo, i prodotti delle grandi marche nei supermercati che si fanno una concorrenza spietata hanno tenuto. Ma, a fronte di questi, ci sono stati rincari salati, salatissimi, sul versante del fresco, per esempio: il pesce, oppure gli ortaggi che vanno su e giù vertiginosamente, insomma tutte quelle merci che si usano tutti i giorni e che di fatto incidono di più sulla spesa e sul bilancio familiare».
Per non parlare, incalza Lino Baronchelli, segretario dell`Adiconsum «dei servizi e delle tariffe. Altroché se sono aumentati. Provate ad andare a mangiare una pizza accompagnandola con una birra e ricordatevi quanto pagavate nel 2001. Oppure, cari signori, guardate – come ho fatto io – lo scontrino che il barbiere vi rilasciò l`anno passato e mettetelo a confronto con quello odierno: erano 18 mila lire, oggi sono 17,5 euro, quasi un raddoppio secco».

QUALITÀ, NON SOLO PREZZO Un altro problema, prosegue Dolci «è legato ai piccoli negozi che offrono prodotti originali, particolari, ma costosi. Andiamo dal panettiere e ci sembra di essere in pasticceria. Certo, loro dicono di offrire la qualità, ma meglio sarebbe che anche questa qualità fosse certificata. Invece la scelta viene fatta in base al gusto del consumatore: quel prodotto è buono, mi fido e lo compro anche se lo strapago. Paradossalmente sono invece proprio i grandi centri di vendita a offrire qualche possibilità di certificazione della merce. Su pesce e carne è obbligatorio poter risalire la filiera. Sul resto ancora no però, neppure nei supermercati».
Forse una concorrenza vera dovrebbe potersi giocare anche sulle schede ufficiali che certificano un prodotto piuttosto che sul «prezzo più basso che c`é», ammette ancora il leader della Federconsumatori.

TARIFFE ALL`INSÙ Prodotti a parte, per generale ammissione sono le tariffe quelle che ci hanno portato un 2002 più povero. «Le assicurazioni sono lievitate – rileva Lino Baronchelli -, viaggiare in treno costa di più, le tasse comunali hanno raggiunto ormai le soglie più elevate consentite, o quasi. Siamo un po` più poveri». Quanto, a livello nazionale, l`ha conteggiato l`Intesa, l`alleanza che raggruppa Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori: la perdita del potere d`acquisto nel 2002 è stimata attorno a un media di 1.500 euro per famiglia.

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