15 Gennaio 2014

Benzinai strangolati dalla crisi “Ne chiuderanno 150 su 300”

Benzinai strangolati dalla crisi “Ne chiuderanno 150 su 300”

LA METÀ delle pompe di benzina a rischio chiusura nel giro di un anno in città e ormai sulla via dell’ estinzione in centro. È il quadro prospettato da Figisc Confcommercio – il sindacato dei gestori delle stazioni di rifornimento carburante – che ha reso noti gli ultimi dati sui consumi di carburante a Milano. Un bilancio nero, quello del 2013, che parla di un calo medio dei consumi di benzina del 7 per cento rispetto al 2012 e del 6 su quelli di gasolio. Un andamento negativo che quest’ anno non hadato segni di ripresa nemmeno durante le feste natalizie, da sempre periodo di rifornimenti al di sopra delle medie. «Solo nell’ anno che si è appena chiuso sono una ventina gli impianti costretti a chiudere i battenti – spiega Paolo Uniti, presidente di Figisc Milano – un’ enormità, se si pensa che non si tratta di piccoli negozi. Il punto è che i consumi di benzina sono destinati a calare ulteriormente e se le cose vanno avanti di questo passo rischiano di scomparirne altre 150 entro l’ Expo del 2015, su un totale di 280 che al momento cercano di resistere». Il grido di allarme era già stato lanciato nei mesi scorsi, con i benzinai all’ interno della cerchia dei Bastioni sull’ orlo del collasso da tempo: per alcuni di loro, complice anche la riduzione del traffico in Area C, le perdite hanno toccato anche il 60 per cento. Se fino al 2000 in centro si contavano 45 stazioni di rifornimento, ora ne sopravvivono solo una decina. Ma anche su tutta larete delle tangenziali la situazione non va meglio: qui le perdite arrivano fino al 40 per cento. «Dieci anni fa ogni stazione erogava mediamente dagli 8 ai 13 milioni di litri all’ anno – prosegue Uniti – ora si viaggia fra i 3 e i 4 milioni. A rischio ci sono anche grandi arterie all’ interno della città come via Lorenteggio e via Novara che rischiano di trasformarsi in cimiteri del petrolio». Con i piazzali abbandonati a rischio sicurezza. Molti hanno tagliato personale, raddoppiato i turni per sopravvivere. E i self service chiusi non si contano. Ma anche chi prima riusciva in qualche modo a resistere ora fatica a contenere le perdite. Come Agnese Galli, che gestisce due pompe di benzina Ip, una in piazzale Baracca, l’ altra in Porta Vercellina: «Fino a qualche mese fa, grazie alla nostra posizione strategica a ridosso della Ztl – spiega – riuscivamo a tamponare. Dalla fine dell’ anno siamo in caduta libera. Ricevo di continuo telefonate di colleghi che hanno già fissato la chiusura da qui ai prossimi tre mesi: non ci sono più margini di guadagno». I consumi calano, i benzinai sul lastrico aumentano. E a peggiorare la situazione, l’ aumento delle accise su benzina e gasolio a partire da marzo. «Follia, in un momento di difficoltà. È ovvio che il consumatore vorrebbe la pompa di benzina meno cara direttamente sotto casa, e i benzinai in città sono obiettivamente più cari – ragiona Marco Donzelli, presidente del Codacons – è anche vero che è un servizio di cui c’ è un reale bisogno per molti: sarebbe utile una tavola rotonda a livello locale per capire il bisogno reale della città e proporre incentivi per quei benzinai che in alcuni quartieri hannouna funzione sociale».© RIPRODUZIONE RISERVATA.
de giorgio tiziana

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