20 Ottobre 2011

Benzinai in rivolta contro il governo: 15 giorni di sciopero

Benzinai in rivolta contro il governo: 15 giorni di sciopero
 

Liberalizzazioni mancate, i sindacati dei benzinai pronti alla serrata per 15 giorni Roma Quindici giorni di sciopero sono stati proclamati ieri dai benzinai. La protesta ? si legge in una nota del coordinamento nazionale dei gestori di Faib Confesercenti e Fegica Cisl inviata direttamente al premier Silvio Berlusconi ? è «contro il governo che si rifiuta di liberalizzare il settore e cancella il bonus che riconosceva il ruolo di sostituto di imposta ricoperto dalla categoria». La prima tornata di chiusure è prevista per l’ 8, il 9 e il 10 novembre. «Governo inerte» L’ annuncio ha messo in fibrillazione i consumatori di Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori che temono speculazioni sui prezzi nelle 48 ore antecedenti la serrata e minacciano denunce e richieste d’ arresto per chi alza il costo dei carburanti. Da parte loro, i gestori denunciano «la più assoluta inerzia di Palazzo Chigi, inadempiente rispetto agli impegni ripetutamente assunti. Il governo ? si legge ancora nella nota ? mette a rischio fallimento circa 25.000 piccole imprese e i 140.000 posti di lavoro degli addetti occupati». In particolare, i gestori contestano «la mancata liberalizzazione del settore che impedisce letteralmente alle piccole imprese di gestione di competere sul libero mercato». Contestata anche la decisione (presa con l’ ultimo decreto Milleproroghe) di azzerare per il 2012 l’ abbattimento forfettario del reddito di impresa attraverso le deduzioni fiscali che in passato ? affermano i gestori ? «è stato utilizzato per riconoscere alla categoria il ruolo essenziale di sostituto d’ imposta ricoperto a favore dello Stato. Valgono circa 35 miliardi di euro le imposte che i gestori italiani incassano, custodiscono e riversano all’ erario, sotto la loro responsabilità e a rischio della propria incolumità e finanche della vita, come stanno a testimoniare le cronache quotidiane». Le richieste dei gestori Lo sciopero potrebbe ancora rientrare se «il governo decidesse di non adottare almeno uno dei due provvedimenti sopra richiamati», precisano i gestori delle pompe di benzina. Gli occhi ora sono puntati sul decreto per lo Sviluppo dal quale si attendono proprio le misure a favore della liberalizzazione del settore attese dalla categoria. Nella bozza del provvedimento sono contenute misure volte a «ottenere un più avanzato livello di competitività che contribuisca a fissare il prezzo al consumo più contenuto su tutto il territorio nazionale». Secondo le prime anticipazioni, dovrebbe nascere una «Borsa carburanti» dove il Gme, che diventerà Gmec (Gestore dei mercati energetici e dei carburanti), «definisce un mercato organizzato all’ ingrosso dei carburanti nel quale sono negoziati, con listini almeno settimanali, i prodotti petroliferi per l’ autotrazione». L’ obbiettivo finale sarebbe quello di avvicinare il prezzo della benzina sulla rete dei grandi marchi a quello praticato dalle pompe no logo. I petrolieri, «entro due anni dall’ entrata in vigore» del decreto, verrebbero esclusi dalle «attività di gestione degli impianti di distribuzione su strade e autostrade». Ritornando al fronte della protesta, la decisione assunta dai rispettivi organi collegiali sindacali di «proclamare lo stato di agitazione della categoria e 15 giorni di chiusura dei punti vendita» riguarda sia la viabilità ordinaria che quella autostradale. I giorni di sciopero si terranno «entro i prossimi tre mesi, secondo un calendario ancora in via di formazione». Tranne che per le prime date.
 

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