Benzinai contro gli sconti, sciopero di 48 ore
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fonte:
- Il Mattino
Intanto il petrolio scende sotto i 50 dollari al barile: non accadeva dal 2005
Dieci su 22.400. Sta tutto in queste cifre lo scontro fra i benzinai tradizionali (22.400 distributori) e il governo, che vorrebbe più distributori nei supermercati, visto che in Italia sono appena dieci (peraltro quello più a Sud è in Toscana). Uno scontro alimentato ieri dall`Antitrust, che con un rapporto ha ribadito quanto tutti sanno da anni: che negli ipermercati i consumatori potrebbero trovare prezzi per i carburanti più bassi, anche di 7 centesimi al litro. Una concorrenza che non piace affatto ai benzinai e neppure ai petrolieri, perché le grandi reti di ipermercati – che sono soprattutto francesi – per spuntare a loro volta il prezzo più basso acquisterebbero i carburanti sui mercati internazionali. Il messaggio dell`Antitrust a governo, parlamento e regioni getta – è il caso di dire – benzina sul fuoco di una polemica già accesa dopo le anticipazioni sulla riforma del ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani. E così le associazioni dei benzinai hanno dapprima abbandonato il tavolo tecnico in corso con governo e regioni e poi hanno annunciato una serrata dei distributori di 48 ore. I giorni di chiusura non sono ancora noti e la decisione sarà presa dalle associazioni di categoria lunedì. A infuocare il clima è stato un incontro al ministero per lo Sviluppo disatteso dal ministro e dal suo consulente per l`energia, Umberto Carpi, e quindi abbandonato anzitempo dai gestori, poi l`Antitrust, che ha preso carta e penna e inviato una segnalazione per sollecitare una serie di misure. Un pacchetto che, dall`apertura alla grande distribuzione (la vendita cioè in supermercati e ipermercati) alla liberalizzazione degli orari, superi lo stallo e l`arretratezza della rete dei benzinai italiani rispetto agli standard Ue, contribuendo – scrive l`Antitrust – a fare scendere i prezzi e migliorare i servizi. “Per ottenere un`effettiva razionalizzazione e ristrutturazione della rete – ribadisce Antonio Catricalà – occorre utilizzare la leva della grande distribuzione“, la cui presenza oggi è pari allo 0,5% del totale dei punti vendita. Non solo, occorre l`eliminazione “dell`orario massimo giornaliero“, dell`intervallo di chiusura all`ora di pranzo e dei turni obbligatori. Tutti vincoli che limitano “la possibilità di scelta dei consumatori e garantiscono agli operatori la stabilizzazione della clientela“. Le richieste di Catricalà arrivano all`indomani del monito di Bersani sui prezzi di benzina e gasolio, per i quali il ministro ha annunciato di chiedere un intervento della stessa autorità di mercato. Richieste che hanno ulteriormente contribuito a infuocare l`animo dei gestori, che non hanno tardato a leggere nelle righe della nota del Garante una sponda o una volata al governo il quale sta a sua volta preparando una serie di provvedimenti sulle liberalizzazioni che toccherebbero il capitolo della rete di distribuzione. “È finito il tempo dei tavoli tecnici“, hanno dichiarato i gestori, perché “il problema non è più tecnico, ma politico“. Il timore delle sigle dei benzinai è chiaro: “Il vero e inconfessabile obiettivo“ del governo, sottolineano, “è quello di introdurre una legislazione di vantaggio“ per gli operatori della grande distribuzione. Ma, oltre alla sponda dell`Antitrust, i gestori devono incassare anche quella dei consumatori, che si sono schierati compatti dalla parte di governo e Garante, con il Codacons che arriva addirittura a minacciare denunce per interruzione di servizio pubblico in caso di serrata. Una frattura che al momento sembra difficile da ricomporre, a meno che Bersani e il premier Romano Prodi non accettino di sedersi al tavolo del confronto. Una strada gradita anche al viceministro allo Sviluppo, Sergio D`Antoni, che auspica “una discussione più serena, perché tutti abbiamo l`interesse di una rete più efficiente“. L`unica notizia tranquillizzante dela giornata arriva dall`estero: per la prima volta da 25 maggio 2005 il barile del petrolio quotato a New York (Wti) è sceso sotto la soglia dei 50 dollari, con la consegna febbraio in calo fino a un minimo di 49,90 dollari.
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