15 Settembre 2012

Benzina, tasse e niente posteggi L’ auto ormai è un problema

Benzina, tasse e niente posteggi L’ auto ormai è un problema

Nel mese di agosto le immatricolazioni di nuove vetture, secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, sono crollate in Italia del 20,23% attestandosi a 56.447 unità contro le 70.764 di un anno fa. A luglio il mercato aveva segnato un calo del 21,39 per cento. Sono dati di vendita per le quattroruote che ci riportano indietro di 50 anni. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel documento Conto Nazionaleconstata che il principale problema dell’ auto oggi è nei costi di mantenimento: sono più che raddoppiati negli ultimi 20 anni e pesano ormai – per citare il Codacons – oltre 4.000 euro l’ anno. Per il presidente dell’ Unrae (l’ Unione dei rappresentanti delle case estere) Jacques Bousquet, i problemi sono noti: tasse, carburanti, assicurazioni, pedaggi. Prosegue Bousquet: Gli interventi delle Case automobilistiche tesi ad allargare gli intervalli temporali di manutenzione delle vetture almeno hanno minimizzato questa voce, nell’ insieme dei costi. Ma senza un intervento a favore del potere di acquisto delle famiglie attraverso la riduzione della pressione fiscale ed il rilancio dei consumi sarà difficile vedere alcun segno di ripresa. E intanto per quanto concerne l’ uso dell’ auto stiamo perdendo il nostro diritto alla mobilità e al piacere di guida, costretti come siamo a ridurne l’ utilizzo anche per le politiche restrittive in molti centri urbani. Il governo poi non sembra preoccuparsi della filiera dell’ auto, che sta generando allo Stato perdite di gettito Iva che, a fine anno, incideranno per circa 2,3 miliardi di euro (rispetto ad un trend normale di mercato) oltre a un concreto pericolo occupazionale per almeno 10.000 addetti diretti (senza contare l’ indotto, dalla componentistica, alla logistica ai trasporti). Solo analizzando la situazione della rete commerciale-distributiva, c’ é il rischio di default per circa un trenta per cento delle concessionarie italiane. Solo a Palermo negli ultimi anni hanno chiuso quelli che rappresentavano riferimenti storici per marchi come Porsche e Bmw, Opel e Volvo, Peugeot e Renault. Secondo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto: Il governo attuale continua a bersagliare il mondo dei trasporti con una miriade di tasse e balzelli. Eppure auto, veicoli commerciali e camion servono per lavorare. Così si riducono i consumi, si uccidono le aziende e quindi l’ occupazione. E pensare che la filiera dell’ automotive vale il 16,6% delle entrate fiscali nazionali. Intanto le ripercussioni sull’ occupazione sono state in questi ultimi anni inevitabili (anche a causa dei profondi processi di automazione industriale), ma a quei posti di lavoro irrecuperabili si sono aggiunte le fermate di produzione con messa in cassa integrazione degli operai per periodi più o meno lunghi (quest’ anno per la prima volta anche impiegati e dirigenti) e la chiusura di interi stabilimenti, come accaduto a Termini Imerese. Cresce frattanto il ricorso a produzioni nazionali delocalizzate in paesi dell’ Europa ex comunista in cui ci sono incentivi e defiscalizzazioni da parte dei governi locali, basso costo di acqua, luce, gas, ecc. salari che non superano i tre-quattrocento dollari e oneri contributivi in proporzione. Fiat lo ha fatto in passato, lo sta facendo con la Fiat 500 e con l’ ultima nata, la 500L, senza contare i modelli importati dalla consorella americana Chrysler e lanciati sul mercato nazionale con qualche piccolo dettaglio innovativo e il logo Lancia o Fiat. Insomma un momento nero per un’ industria che ha avuto sempre un peso nel Pil nazionale e che ha contribuito sostanziosamente alle entrate dello Stato. Ma c’ é anche da considerare che la società intanto è cambiata, ed oggi l’ automobile non incarna più i sogni di libertà per adolescenti che si muovono da un capo all’ altro del pianeta in poche ore, con voli a basso prezzo e sono costantemente “connessi” con il resto del mondo. Possederla rappresenta un costo e un fastidio, meglio usare, quando serve, quella dei genitori. E in molti, adesso, preferiscono all’ onere di un acquisto i noleggi a breve o lungo termine o i car sharing. Va di moda il low-cost e si punta a un basso profilo in cui l’ automobile non trova più “posteggio”.

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