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20 Marzo 2003

«Benzina, subito lo sconto fiscale»

Intanto i prezzi della verde scendono con il petrolio. Ma non il costo del gasolio



«Benzina, subito lo sconto fiscale»


I consumatori: un bonus di 0,075 euro al litro per contrastare gli aumenti




ROMA – Benzina meno cara alla vigilia del conflitto iracheno. In controtendenza rispetto ai timori di un rialzo dovuto alla guerra, anche ieri alcune compagnie petrolifere hanno annunciato riduzioni del costo del carburante, in qualche caso lasciando invariato o aumentando quello del gasolio, che comunque è in costante crescita dall?inizio dell?anno. Ma l?attuale andamento del mercato, che da gennaio a oggi ha visto i prezzi alla pompa toccare i massimi storici da due anni, non tranquillizza le associazioni dei consumatori. L`Intesa chiede un «intervento urgente del governo» attraverso la «defiscalizzazione con un bonus pari a 0,075 euro per litro e la riduzione dell`Iva sul gas al 10%», sull`esempio di quello già erogato tre anni fa dal precedente governo. «I ribassi di oggi – dice Elio Lannutti dell`Adusbef – sono estemporanei. Il problema rimane». E i consumatori colgono l`occasione per puntare il dito sulla «mancanza di trasparenza dei prezzi: vogliamo sapere i parametri delle compagnie».


I RITOCCHI – Ieri la Esso Italiana ha ridotto il costo della benzina verde a 1,101 euro al litro (-0,010 euro) e il gasolio a 0,957 euro al litro (-0,003 euro). Nel caso dei distributori self-service, i prezzi sono scesi a 1,080 euro per la benzina verde e a 0,936 euro per il gasolio. Intanto sono già entrati in vigore i ribassi della Erg (-0,006 euro per la benzina); della Ip (-0,002 per la benzina); della Q8 (-0,010 euro per la benzina self-service e -0,003 per il gasolio). Al contrario, la Tamoil ha aumentato il prezzo del gasolio (»0,003).



LE PREVISIONI – Destano sorpresa le diminuzioni delle ultime ore che invece erano attese subito dopo l`attacco all`Iraq. «Il mercato – spiega l`Unione petrolifera – si mostra oggi estremamente volatile». Ieri a New York il petrolio è sceso sotto i 30 dollari a barile, erodendo quasi il «premio di guerra», quei 5-6 dollari che sono un aumento speculativo rispetto al prezzo formato sul rapporto domanda-offerta, per cui un barile dovrebbe costare 25-26 dollari.



I POZZI – Secondo l?Unione petrolifera i flussi di approvvigionamento del petrolio sono al momento «più che sufficienti». Il Venezuela sta gradualmente recuperando i propri livelli (2 milioni di barili al giorno) rispetto al dicembre 2002 (0,3 milioni). Entro marzo-aprile si prevede un assestamento su 2,4 milioni. A livello mondiale le scorte sono diminuite del 3% rispetto allo scorso anno, attestandosi a quota 4,42 miliardi di barili, minimo storico dovuto alla crisi del Venezuela e alla rigidità del clima che ha provocato un?impennata della domanda invernale. La capacità mondiale inutilizzata rimane «discreta»: 4 milioni di barili al giorno attivabili in breve. Se la guerra sarà «corta», il venir meno della produzione irachena e quella dei giacimenti del Kuwait vicini al confine (in tutto 3,5 milioni di barili), pur prosciugando la quantità inutilizzata Opec, verrebbe compensata da una minore domanda nel secondo trimestre e da incrementi non-Opec. «Inimmaginabili», invece, le conseguenze di un conflitto che dovesse durare più di due mesi.

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