28 Febbraio 2012

Benzina, scatta un nuovo record

Benzina, scatta un nuovo record


La corsa dei prezzi dei carburanti non si ferma e non ci sono nemmeno segnali che un’ inversione di tendenza possa registrarsi nell’ immediato, complice un prezzo del petrolio che resta abbondantemente sopra i 100 dollari al barile e che preoccupa i Paesi del G20.Gli aumenti registrati ieri sono in realtà scattati nel corso del weekend: Shell, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, ha raggiunto quota 1,825 euro per la benzina, con un rialzo di 0,5% cent, mentre il diesel ha segnato un picco a 1,765 per Ip con un rincaro di 0,6 cent. I conti sull’ aggravio di spesa per gli automobilisti sono presto fatti: Adusbef e Federconsumatori rilevano che in appena due mesi gli aumenti hanno fatto impennare il prezzo di un pieno di ben 5,5 euro, pari a 132 euro di incremento di spesa annua. Il Codacons ricorda invece che gli automobilisti italiani continuano ad essere i più tartassati d’ Europa, «sia per le tasse che per l’ assenza di concorrenza».La spesa per il carburante, insomma, sta diventando una delle principali voci di uscita dei bilanci familiari. Anzi, secondo le associazioni agricole ormai si spende di più per fare il pieno che per la spesa alimentare: «Il prezzo di un litro di benzina – osserva Coldiretti – ha scavalcato abbondantemente quello di un chilo di pasta o di un litro di latte fresco». Un allarme condiviso anche dalla Cia, secondo cui con prezzi a questo livello gli italiani non possono far altro che rivedere la loro spesa mensile: nell’ ultimo anno, infatti, ogni famiglia ha dovuto mettere in conto 470 euro al mese per trasporti, carburanti ed energia, un budget che ha superato quello per cibo e bevande, fermo a 467 euro mensili.E mentre in Toscana si registra l’ accordo tra Regione, Conad e Coop per consentire l’ apertura di nuove pompe bianche nei centri commerciali, con l’ obiettivo di spuntare un prezzo più basso, il settore si interroga su cosa succederà nei prossimi mesi. L’ allarme sul caro-petrolio arrivato dal G20 la dice lunga: il rischio è che le fiammate dei prezzi abbiano un impatto negativo sulla ripresa americana e gettare l’ Europa in una recessione ancora più profonda. Per questo, in un documento steso dopo due giorni di discussioni, il gruppo dei 20 ha ufficialmente espresso il suo apprezzamento per l’ impegno dei Paesi produttori per garantire le forniture e far fronte alle carenze causate dallo stop delle forniture deciso da Teheran.

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