4 Aprile 2002

Benzina, raffica di rincari

Anche se i prezzi del petrolio frenano leggermente la corsa

Benzina, raffica di rincari

Rischio di contraccolpi sull`economia mondiale



MILANO ? I prezzi del petrolio frenano leggermente la corsa ma prosegue la raffica di rincari dei carburanti arrivati ai massimi degli ultimi sette mesi. Ieri a ritoccare i prezzi della benzina è stata la Esso, 3 millesimi di euro in più al litro. Oggi scatteranno i rincari di Agip-Ip (8 millesimi per la verde, 5 per il gasolio e 10 per il gpl), un nuovo rialzo di 3 millesimi per benzina e gasolio della Api e 5 millesimi per gasolio e benzina dalla Erg. Con i rincari di oggi, un litro di benzina costa in media da 1,065 a 1,070 euro (come nella settimana dopo l`11 settembre), il 9,6% in più rispetto a gennaio. Se all`inizio dell`anno il pieno per un`utilitaria costava 48,80 euro, adesso bisogna spenderne 53,50, 4,7 in più. Un rincaro che, denunciano Codacons e Adusbef, chiamando in causa l`Antitrust perchè vigili sulle compagnie, non trova giustificazione: «gli aumenti fulminei e simultanei hanno un carattere prettamente speculativo». Immediata la replica dell`Unione petrolifera: a fronte di un caro-greggio del 50% da inizio anno, il prezzo medio della benzina è salito solo di 54 millesimi al litro. Dopo essersi impennato martedì fino a 28 dollari al barile, comunque, ieri il prezzo del petrolio ha subito una correzione tecnica, favorita anche dall`aumento delle scorte Usa. A Londra, il future maggio del Brent è sceso dell`1,84% a 27,15 dollari. E a New York quotava 27,46 con un calo di 21 cents. La tensione sul mercato, però, resta alta. Tanto che in una settimana il prezzo-Opec è salito da 25,03 a 25,83 dollari, ai massimi da settembre. Quotazioni che, secondo l`Opal, l`Osservatorio londinese sui prodotti petroliferi, incorporano 5 dollari per la crisi mediorientale, perchè stando ai fondamentali del mercato un barile dovrebbe costare 20-22 dollari. La paura di un effetto Kippur e la maggior richiesta di greggio che potrebbe venire dalla ripresa economica (che rischia di essere compromessa proprio dal caro-petrolio), disegnano uno scenario comunque rialzista. «L`Occidente ? avvertono Leo Drollas e Raad Alkadiri, esperti di politica energetica? deve prepararsi a una stagione di prezzi del petrolio molto elevati». Le stime del Centre for global studies di Londra, diretto da Drollas, parlano di prezzi medi nel 2002 di 26,5 dollari. Senza contare gli effetti che Irak e Iran scatenerebbero chiudendo i rubinetti. Ma l`arma del petrolio, avverte il presidente dell`Eni, Gian Maria Gros-Pietro, «non conviene a nessuno. Adoperarla sarebbe, nel lungo termine, un suicidio. Ma se oggi i paesi produttori vogliono farlo, l`arma sarebbe efficace». Comunque, per Gros-Pietro, non c`è un rischio Kippur. Il prezzo del greggio è già molto alto e nuovi rincari non farebbero altro che accelerare la transizione verso fonti alternative. Se la crisi in Medio Oriente continuerà, e il prezzo del petrolio rimarrà stabilmente a 27-29 dollari, potrebbe esserci un contraccolpo «non indifferente» sull`economia mondiale. Per l`Italia è possibile quindi che ci siano ancora dubbi sulle previsioni e «se il 2,3% non si dovessero realizzare, chiaramente non raggiungeremo nemmeno lo 0,5% di deficit». E` quanto afferma il ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio in un colloquio con l`Ansa sulla possibilità di centrare le previsioni dei conti pubblici del 2002. «Con una crescita del Pil pari al 2,3% – afferma Monorchio – abbiamo un certo volume di entrate. Se 2,3% non si dovesse realizzare chiaramente possiamo anche non realizzare lo 0,5% già solo per questo motivo, non per altra ragione». Monorchio ripete quel che molti affermano sulla possibilità di stilare, in generale ma ancora di più quest`anno dopo i fatti dell` 11 settembre, previsioni macro-economiche. «Se non si vuole aprire bocca per dire sciocchezze – chiosa Monorchio – si deve mettere quantomeno in dubbio che il 2,3% di crescita del Pil possa non essere raggiunto. E se il 2,3% non è raggiunto, chiaramente non raggiungiamo nemmeno lo 0,5 previsto per il deficit».

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