24 Giugno 2004

Benzina, prezzi ancora caldi per l?estate

Bolletta energetica più pesante del 7% nel 2004. I consumatori: subito una legge per evitare aumenti a doppia velocità

Benzina, prezzi ancora caldi per l?estate






ROMA – Gli scenari destabilizzanti del Medio Oriente scuotono l?economia internazionale e così per l?Azienda Italia si profila quest?anno una bolletta petrolifera più salata di 1,3 miliardi di euro, con un aumento di circa il 7% rispetto al 2004. Non è stato un quadro a tinte rosa quello disegnato ieri all?assemblea anuale dell?Unione Petrolifera da Pasquale De Vita alla presenza del ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano. Ripercorrendo la movimentata storia dell?oro nero negli ultimi trent?anni, De Vita ha sottolineato infatti che «l?epoca del greggio facile è finita perchè ce ne sempre di meno e i costi saranno più alti che nel passato». Un percorso difficile, che ha visto l?Opec «costretta a ben 16 interventi in 5 anni per riequilibrare i prezzi del greggio».
Riguardo ai meccanismi che hanno portato al rincaro della fattura energetica, De Vita ha spiegato che nonostante l`apprezzamento dell`euro ed il calo dei consumi (meno 2%), se il cambio euro-dollaro e le quotazioni del greggio dovessero rimanere sui livelli attuali, la fattura petrolifera potrebbe salire a 16 miliardi di euro (15 mld nel 2003) mentre quella energetica raggiungerebbe quota 27,8 miliardi rispetto ai 26,5 dell?anno scorso.
Passando dall?allarme-greggio (per la Confindustria il prezzo rimarrà alto nella seconda metà del 2004 per scendere verso i 30 dollari solo a fine anno), alla «querelle» sul caro-carburanti, il presidente dell?UP ha sottolineato che il prezzo attuale delle benzina in Italia «è tra i più bassi, in termini reali, nella storia della commercializzazione del prodotto». Un?affermazione subito contestata dall?Intesa dei consumatori secondo la quale gli aumenti sono tra i più alti in Europa. In un comunicato congiunto Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc hanno invitato l`Up ad aumentare la concorrenza nel settore chiedendo un disegno di legge «che imponga gli stessi parametri per determinare l`aumento e la diminuzione dei prezzi dei carburanti, evitando così la doppia velocità delle compagnie petrolifere velocissime a salire, lentissime a scendere». Per gli automobilisti in partenza per le vacanze non resta intanto che sperare che i prezzi della benzina restino sugli attuali livelli. Se De Vita ammette cautamente «di non avere ancora la lanterna per predire il futuro», altri industriali sono dell?avviso che i prezzi «rimarranno sui livelli attuali per tutta l`estate, se non più alti». Questa almeno, l?opinione dell?amministratore delegato della Erg, Alessandro Garrone all?assemblea dell?Up alla quale era presente il Gotha del settore (da Paolo Sorrenti(Esso) a Cristiano Raminella (Kpi), da Brachetti Peretti (Api) a Taraborrelli (Eni). Un parere che ha ridimensionato i segnali di ottimismo del presidente De Vita, che a margine della relazione, aveva parlato solo di «segnali positivo in termini di discesa del prezzo, sia pure in maniera molto lieve».
Il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, è tornato a ricordare che in materia di commercio il Governo ha le mani legate ed ha invitato le Regioni, a cui spettano le competenze, ad «obbligare i benzinai ad esporre e rendere noti in ogni modo possibile i prezzi». Per promuovere la concorrenza mettendo gli automobilisti in grado di individuare e scegliere i distributori più convenienti. La ristrutturazione della rete di distribuzione dalla quale si attendeva un calo dei prezzi, ha avvertito il ministro non «ha funzionato», ha avvertito il ministro ed il gap tra l`Italia ed il resto d`Europa resta. Un peso, quello legato ad una rete arretrata, che gli stessi petrolieri stimano pesare – in termini di divario con i partner di eurolandia – per circa 0,04 euro al litro sui prezzi alla pompa. E proprio sul fronte del costo del greggio l`Up avverte che si potrà ristabilire, se la situazione internazionale si rasserenasse, una stabilità dei prezzi, ma intorno ai 30 dollari al barile. I minimi di «18 dollari degli anni `90» sono infatti esclusi, dice De Vita che sul fronte petrolifero mondiale coglie anche l`occasione per lanciare un allarme: il forte aumento dei consumi previsto per i prossimi anni – soprattutto per la forte domanda attesa dai paesi emergenti come Cina, India e Giappone – impone dei «cambiamenti». E bisognerà tornare anche al risparmio, rispolverando politiche andate desuete negli ultimi anni. Un allarme, quello del presidente dell`Up, condiviso dal direttore generale dell`Aie, Claude Mandil, secondo il quale senza gli opportuni investimenti nel settore petrolifero il pianeta rischia di rimanere a secco di petrolio da qui al 2030.

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