Benzina, pizze, spritz con le riaperture ecco il conto del carovita
-
fonte:
- Il Mattino
Pizze, spritz, benzina, ma anche frutta e verdura: fare la spesa (e concedersi qualche sfizio) nell’era post Covid costa decisamente di più. Alcuni rincari sono figli dell’impennata dei carburanti (e della conseguente lievitazione delle spese per la catena dei trasporti), altri, invece, sono frutto di ritocchi applicati dai singoli esercenti per cercare di fare cassa dopo lunghi mesi di sacrifici e chiusure. Partiamo da benzina e gasolio: nella settimana dal 3 al 9 maggio (fonte Ministero dello Sviluppo economico), la prima ha raggiunto quota 1,588 il secondo 1,447 Assoutenti ha calcolato una spesa annua a famiglia che oscilla da 230 a 266 euro in più, che per il Codacons può lievitare fino a 273 euro. LA CATENA E non è solo un problema di pieno dell’auto «perché queste oscillazioni – spiega Matteo Marchetti – rischiano di influire sull’acquisto di frutta e verdura tra il 30 e il 35 per cento». Le stime su scala nazionale parlano di un più 233 per cento sui cavolfiori, del 44 per cento sulle arance e del 50 sulle carote. Salerno e provincia la situazione sembra ancora sotto controllo, le dovute eccezioni: zucchine, melanzane e peperoni, schizzati fino a 2,50 euro al chilo tra gennaio e febbraio, ora si possono comprare alla metà, mentre resta alto il prezzo di nespole e albicocche (circa 2,50 euro) delle ciliegie (7 euro). Non va meglio per il pescato, con le vongole che sono passate da 12 a 16 euro, fino ai 25 per le sarde e ai 35 per le tunisine o seppie e orate che variano tra i 16 ed i 20 euro al chilo. «L’aumento del costo dei carburanti, soprattutto del diesel, potrebbe avere delle ripercussioni sul prezzo al consumo – chiarisce il direttore di Coldiretti Enzo Tropiano – E questo ci crea qualche preoccupazione, in un momento così delicato come quello della ripresa. Le produzioni agricole e anche l’agroalimentare viaggiano infatti esclusivamente su gomma, non essendoci una logistica intermodale, un interporto. Auspichiamo una rivoluzione green grazie ai fondi del recovery plan. Rivoluzione che può essere applicata anche su scala locale: i motori elettrici e ibridi possono infatti rappresentare un’alternativa al mercato dei combustibili fossili. Per questo le amministrazioni comunali dovrebbero puntare sulla creazione di colonnine di ricarica». Leggero arrotondamento per il prezzo del caffè: ormai in moltissimi bar la tazzina che fino a qualche mese fa costava 0,80 centesimi è passata a 0,90 se non a un euro tondo. E lo spritz, per gli irriducibili dell’aperitivo da 5 euro di media è salito a 6- con punte di 8- euro. «Gli aumenti registrati sui mercati internazionali incidono sul prezzo finale per il cliente – chiarisce Mario Ventura della Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi – Ma dalle informazioni in nostro possesso i listini non hanno ancora subìto oscillazioni. Credo che un rialzo si avrà all’alba del 2022, quando saranno ricalcolati i costi di vini e liquori, materie che attualmente sono già disponibili per i fornitori». LE ATTIVITÀ CHIUSE Leggeri aumenti sono considerati fisiologici, anche in considerazione del fatto che la crisi sanitaria ha generato, solo sul territorio salernitano, la chiusura di oltre duecento attività, cui potranno ag- molte altre, partire da quei locali che non hanno spazi all’aperto o dalle discoteche», continua Ventura. Anche ristoranti e pizzerie, nella maggior parte dei casi, hanno deciso di rivedere qualche cifra. La conferma arriva da Luciano Provenza, patròn del gruppo Facebook Il Salotto Gastronomico: «Diciamo che la media attesta intorno al 10 per cento. Se una Margherita costava 4 euro, adesso ne costa 4,50 o 5. Ma credo che sia del tutto giustificabile dopo quanto i ristoratori hanno dovuto patire. Bisognerà vedere cosa accadrà da metà giugno, quando cadranno le restrizioni e ognuno potrà riprendere a lavorare a pieno regime». Si spende di più, secondo il Codacons, anche per parcheggi, lettini e ombrelloni nelle località balneari, «con picchi fino al 35 per cento», sottolinea Marchetti che punta il dito anche contro i costi alle stelle raggiunti dalle materie prime indispensabili per le ristrutturazioni via ecobonus: «L’acciaio costa il 130 per cento in più, il ferro il 30 per cento, il legno il 20». Quanto ai servizi alla persona, quello che è cambiato, spiega Sergio Casola della Cna, è l’approccio dei clienti: «Se prima si andava dal parrucchiere una volta a settimana, oggi si preferisce andare una volta al mese per fare lavori più importanti. Una rivoluzione figlia della paura che spinge ancora molti clienti a ridurre il numero di uscite».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
