7 Ottobre 2020

Benzina, persi 4 miliardi in pochi giorni

Oltre quattro miliardi di euro persi in circa due settimane, con un 2020 che si avvia a chiudere con un 15% in meno di consumi petroliferi rispetto all’ anno scorso e miliardi in meno di entrate per le casse dello Stato. Il presidente dell’ Unione Petrolifera, Claudio Spinaci, fa il punto sull’ andamento del settore in questo anno stravolto dall’ emergenza Covid, durante l’ Assemblea dell’ associazione. «Alla crisi della domanda legata all’ emergenza sanitaria», pari a -70%, -80% tra marzo e aprile «si è aggiunto il crollo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, che si è ridotto in due settimane del 60%, generando in pochi giorni un ammanco di cassa per il settore superiore ai 4 miliardi», spiega Spinaci, sottolineando che «la situazione è parzial mente migliorata con l’ uscita dal lockdown totale, ma per l’ Italia resta ancora fortemente deficitaria». E per effetto del Covid e del conseguente «crollo dei consumi», il gettito delle accise sui carburanti nel 2020 per lo Stato «sarà inferiore di 4 miliardi rispetto al 2019, a cui si aggiungono almeno altri 2 miliardi di Iva per la sola parte Iva sulle accise», fa notare il presidente dell’ Up. Il crollo della domanda «si è riflesso soprattutto sulla raffinazione», con margini lordi attesi «negativi», spiega ancora Spinaci, parlando di una «crisi devastante» per questo particolare settore in Italia. Ma togliendosi poi un sassolino dalla scarpa il presidente dell’ Up tiene a sottolineare che la pandemia ha dimostrato il «valore strategico della filiera petrolifera», infatti «è rimasta attiva garantendo in piena sicurezza il tempestivo approvvigionamento energetico su tutto il territorio na zionale, anche nei momenti più critici» e «non è mancato un litro di carburante da Aosta alla Sicilia», afferma, ma «nonostante questo, nessuno ha ringraziato e ciò dimostra una preclusione verso la nostra attività». Nella relazione del presidente dell’ Up non poteva mancare un passaggio sul controverso tema dei prezzi dei carburanti alla pompa. «Al netto delle tasse sono inferiori alla media della zona euro» ma «il maggior costo alla pompa» per gli automobilisti italiani «è interamente dovuto alla componente fiscale» con un «extra costo di oltre 4 miliardi di euro rispetto ai consumatori dell’ area euro», spiega Spinaci, precisando che il maggior onere fiscale è ora pari a 11 centesimi euro/litro per la benzina e 14,6 centesimi per il gasolio. Punto che trova d’ accordo l’ Unione Nazionale dei Consumatori secondo cui il «70,5% sono imposte» mentre per il Codacons sui prezzi non pesa solo il fisco ma anche la «speculazione» degli stessi petrolieri. Guardando avanti la sfida più grande è quella della decarbonizzazione. «Oggi il settore è a un bivio» ed «i prossimi anni saranno decisivi per la decarbonizzazione dei trasporti che dipenderà dalle soluzioni checo me industria sapremo offrire», dice Spinaci, spiegando che in questa direzione «va il progetto europeo Clean Fuels for All presentato lo scorso giugno da Fuels Europe, che ha «l’ ambizione di contribuire al raggiungimento della neutralità carbonica nei trasporti al 2050».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox