28 Marzo 2012

Benzina, per i boss un “pieno” d’ affari

Benzina, per i boss un “pieno” d’ affari

 

Mario Barresi Catania.Il picco del business è stato all’ inizio di quest’ anno. Quando, durante il blocco dei tir, l’ Isola è ripiombata in un clima da guerra. E gli “sciacalli della benzina” hanno fatto affari d’ oro: tutti i distributori chiusi per esaurimento scorte, ma chi qualche riserva l’ aveva conservata – o magari procurata illecitamente – la piazzava a prezzi maggiorati del 100-150%. E su questi episodi indagano tutte le Procure siciliane, sollecitate dalle associazioni dei consumatori. Ma anche nella “normalità” il mercato nero del carburante è una delle voci più significative della criminalità in Sicilia. «È difficile trovare a Palermo, in particolare nel quartiere Brancaccio, una pompa di benzina che in qualche modo non sia collegata a Cosa Nostra». L’ ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Ignazio De Francisci, a margine di una recente conferenza stampa sull’ operazione antimafia che ha portato in carcere 36 persone. «Soprattutto attraverso gli impianti taroccati – ha aggiunto il magistrato – che consentono di lucrare su carburante non venduto, i clan trovano una forte fonte di guadagno». L’ autorevole conferma apre il “file” di un’ illegalità diffusa. Legata anche al vertiginoso aumento del carburante “regolare”, con l’ effetto di far schizzare la domanda sul mercato nero. La mega-truffa venuta fuori ieri da Padova (impianti tarati al ribasso per frodare gli automobilisti, 370mila litri di carburante commercializzato in nero) è la “fotocopia”, su latitudine diversa, di quanto accade da tempo in Sicilia. L’ ultima operazione in ordine di tempo risale a due settimane fa, quando a Palermo le Fiamme gialle hanno sequestrato un “outlet” del carburante (diesel a 1,10 al litro), rovinando la festa a decine di automobilisti in fila. Ma è da tempo che Dda e Guardia di finanza stringono la morsa sugli impianti abusivi. Nella più massiccia operazione del 2011 furono controllati 51 distributori nel Palermitano, con una percentuale di illegalità (varie) del 40%. In uno di questi il prezzo in saldo aveva fatto spargere in fretta la voce, tanto che in un solo mese erano stati venduti oltre 55.000 litri di gasolio per 65.000 euro di ricavi. Un’ altra pompa “low cost” a Carini: sempre 1,10 il costo del diesel (che sia un prezzo di cartello fissato dai boss?…). La colonnina di erogazione era azionata a distanza da un sofisticato meccanismo elettronico che, collegato ad alcune pompe idrauliche, consentiva di attingere gasolio da cisterne nascoste in container o autocarri parcheggiati nel piazzale dell’ area. «Oltre ai tabacchi i nuovi contrabbandieri – si legge nel XIII Rapporto di Sos Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese” – trattano altre merci, per esempio il gasolio, su cui mette la firma la criminalità». Si cita anche il traffico di gasolio miscelato con olio farmaceutico (proveniente dagli Usa e dalla Slovenia), che prolifera sull’ asse fra il Nord Africa e i porti meridionali, tra cui anche quelli siciliani. «Ma quando il gasolio è di buona qualità – si scopre nel dossier – i clan lo usano per la loro attività, rifornendosi dalla loro rete clandestina di distribuzione». Ma ci sono anche le truffe più artigianali. Il gasolio è il combustibile più taroccato. Chi riesce punta a quello agricolo (circa un euro al litro), nonostante la sua distribuzione sia contingentata in base alle macchine usate da un’ azienda. Il “pieno” degli automezzi si fa anche con il gasolio per il riscaldamento (circa 1,5 euro). Qualcuno si butta sull’ ecocarburante fatto in casa, miscelando al gasolio gli olii di colza o di semi comprati al supermercato. Ma c’ è chi va anche oltre, “riciclando” addirittura l’ olio esausto di scarto della frittura usato da ristoranti e pub. Chi utilizza questi carburanti commette un’ evasione fiscale, ma rischia anche di danneggiare il mezzo, soprattutto se il motore è un diesel di ultima generazione. «Siamo molto attenti a segnalare le truffe che riguardano il mercato del carburante – ricorda il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi – con particolare attenzione agli aumenti ingiustificati di prezzo, ma sono molti i cittadini che segnalano sospetti su alcuni esercenti che truccano gli impianti per erogare meno di quanto risulta dai display. Apprezziamo lo sforzo di magistratura e forze dell’ ordine nel rafforzare i controlli e nel rispondere alle nostre sollecitazioni». Il carburante più pregiato sul mercato nero è quello “fresco” di raffineria. Sia chiaro: dai cinque impianti siciliani, negli ultimi anni, non può uscire un solo bicchiere di benzina illegale. Sistemi di vigilanza severa, registrazione della quantità di prodotto in uscita, con finanzieri e agenti della Dogana a garanzia del percorso. Se qualche “falla” c’ è, bisogna semmai cercarla nel passaggio successivo: i depositi di stoccaggio. Normalmente, infatti, il carburante non va dalla raffineria ai distributori, ma effettua una sosta in mega-depositi (alcuni gestiti dalle compagnie petrolifere, ma altri affidati a terzi) da dove viene poi smistato. E visto che lo Stato, appena la benzina uscita dalla raffineria viene registrata, ha già di fatto incassato le accise, ciò che succede dopo diventa meno “tracciabile”. E quindi più permeabile al malaffare. Memorabile, nel settembre del 2004, l’ operazione “Mare Nero” in cui la Guardia di finanza smascherò una truffa ai danni dell’ Eni, con 13 milioni di litri di carburante (ed evasione fiscale per 6 milioni di euro) e nove persone arrestate. Ma è soltanto una goccia, nell’ oceano di illegalità in cui sguazzano gli affari della Piovra “benzinaia”.

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