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30 Luglio 2002

Benzina, parte la guerra del pieno

Nel mirino Api e Tamoil (e Fina per il gasolio) accusate di non ridurre adeguatamente i prezzi

Benzina, parte la guerra del pieno

Domani il boicottaggio dei consumatori contro le compagnie

ROMA – Gli italiani pagano un prezzo della benzina tra i più cari in Europa (per il gasolio siamo al primo posto) e così le associazioni dei consumatori dichiarano guerra alle compagnie petrolifere, accusandole di speculare sul mancato trasferimento dei benefici del super-euro sui prezzi alle pompe. Una «sentenza» respinta sempre dai petrolieri ma seguita questa volta da un drastico appello a tutti gli automobilisti: non fare benzina nei distributori Api e Tamoil e rifornimento di gasolio in quelli Fina domani ed il primo agosto, giornate «clou» del grande esodo estivo 2002.
Le strategie delle associazioni dei consumatori non sono tuttavia rivolte solo all?impennata dei carburanti. L?obiettivo è infatti quello di allargare il fronte della contestazione alla patata bollente del caro-euro. O meglio, ai meccanismi inflattivi che, secondo i consumatori, l?arrivo della moneta unica avrebbe messo in gioco. Con la conseguenza di portare ai ferri corti i rapporti tra il ministro per le Attività produttive, Antonio Marzano, e le associazioni dei consumatori. Se fino a poco tempo fa le organizzazioni dei consumatori avevano contestato il dato Istat di giugno (+2,2%) definendolo a più riprese «irrealistico», ieri si è consumato un vero e proprio strappo. Interpellato dagli ascoltatori di Radio Radicale sulla questione degli aumenti provocati dall?euro, Marzano ha affermato che «come Ministro devo dar credito all`istituto preposto per il rilievo dei prezzi; un istituto che si chiama Istat e non è l`associazione di consumatori X o J». Ci possono essere, ha subito aggiunto, situazioni «in cui qualche commerciante si comporta male», ma «mi fiderei piu dell`Istat che dei consumatori». Secca la replica di Adusbef, Codacons, e Federconsumatori: il ministro non si fida dei consumatori, ma si è domandato se i consumatori si fidano di lui?».
Polemiche al vetriolo a parte, lo «sciopero del pieno» lanciato dall`Intesa dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) è rivolto ai marchi che praticano i prezzi più alti rispetto alla media presente sul mercato e che rappresentano – secondo le associazioni – l`esempio della speculazione che i petrolieri da tempo stanno portando avanti. E, contro la quale, le associazioni degli utenti hanno già promosso una serie di altre iniziative, come la presentazione di 103 esposti in altrettante procure contro le compagnie petrolifere accusate di aggiotaggioe la richiesta di un risarcimento di oltre 1,5 miliardi di euro quale indennizzo per i mancati risparmi arrivati nell`ultimo anno nelle tasche degli utenti. Da quando le benzine sono state liberalizzate, ad ogni variazione del prezzo del greggio «si ripete la consueta speculazione – sostengono da tempo i consumatori – ai danni degli automobilisti: se il petrolio aumenta le variazione alla pompa sono immediate, se diminuisce la riduzione arriva in ritardo e solo parzialmente». La causa di questo meccanismo, sostengono, è la «mancanza di un`effettiva concorrenza tra compagnie petrolifere e distributrici. Cui si aggiunge il costo industriale di 60-70 lire al litro superiore a quello degli altri paesi europei, sopratutto per la presenza di una rete di distribuzione ed impianti di raffinazione vecchi».
Il boicottaggio promosso dai consumatori sarà intanto ripetuto per il contro-esodo (31 agosto -1 settembre) e l`esito sarà monitorato direttamente con rilevazioni sulle strade. L`iniziativa non riguarderà solo l`Italia ma anche altri paesi europei. E contro il caro-pieno, domani potrebbe scattare anche un`altra forma di dissenso annunciata dall`Adiconsum e da altre associazioni sempre domani 31 luglio: girare per le città con le luci delle auto accese.

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