26 Febbraio 2011

Benzina, la guerra fa volare il prezzo

 ROMA Effetto Libia sul prezzo della benzina. Insieme alla "decomposizione" del sistema politico e al possibile esodo umanitario, è questa una delle conseguenze della guerra civile che ha investito Tripoli. La violenza degli scontri e l’ incertezza sul futuro hanno infatti causato l’ impennata dei prezzi del greggio. Sugli automobilisti italiani si è abbattuta una raffica di aumenti. Nei giorni scorsi l’ ad dell’ Eni Paolo Scaroni, aveva assicurato: «La crisi incide sui prezzi ma non sui flussi di petrolio» perché il fronte dell’ Opec è in grado di rimpiazzare la produzione libica. E così è stato. BENZINA I listini di benzina e diesel di Eni, sono passati rispettivamente a 1,536 euro e a 1,426 euro (rilevazioni Quotidiano Energia). Una crescita di ben 4 centesimi al litro in otto giorni, che riporta i prezzi a livelli che l’ ultima volta si erano registrati nel luglio del 2008, prima dello scoppio della crisi finanziaria internazionale. Anche Esso e Q8 hanno rincarato di un centesimo. Intanto, il picco raggiunto dal Brent, a un passo da 120 dollari al barile, sembra già lontano, con le quotazioni scese a 111 dollari grazie soprattutto alle rassicurazioni arrivate dall’ Arabia Saudita, che ha aumentato la produzione di 700.000 barili al giorno. L’ ESPERTO «La riduzione di gas e petrolio dalla Libia verrà compensata», anche perché «sarebbe paradossale che con i prezzi in crescita, gli altri Paesi non aumentassero la produzione», spiega Ugo Arrigo, docente di economia pubblica alla Bicocca di Milano. Difficile fare previsioni, dice Arrigo, perché «il petrolio è una materia prima condizionata dall’ andamento del sistema economico e molto sensibile agli shock di carattere politico internazionale». Ma una conclusione è facile trarla: «La debolezza italiana dal punto di vista energetico». La rivoluzione, che secondo l’ esperto porterebbe anche a una riduzione dei prezzi del carburante, dovrebbe correre lungo tre direttrici: liberalizzazioni, diversificazione delle fonti e innovazione organizzativa del sistema stradale. LIBERALIZZAZIONI «Oggi quando facciamo il pieno di benzina facciamo anche il pieno di tasse», spiega Arrigo, secondo cui grandi vantaggi arriverebbero liberalizzando la rete dei carburanti e dei trasporti: «Servono meno distributori e serve che abbiano, per impianto, un livello medio di carburante venduto più alto. Da una parte bisogna dare la possibilità al gestore di vendere altri prodotti, dall’ altra è necessario consentire ai grossi centri commerciali di avere una pompa disponibile, come succede negli altri Paesi Ue». ENERGIA Fondamentale, per l’ esperto, è anche la strategia energetica: «Abbiamo capito che il petrolio è scarso ed è soggetto a fluttuazioni, quindi bisogna risparmiarlo. Ma non c’ è stata la rivoluzione nei trasporti, nei consumi energetici e nell’ approvvigionamento: abbiamo speso soldi per chiudere il nucleare, salvo poi tornare a ragionare se sia il caso di riaprirlo». CONSUMATORI Secondo Adoc, Codacons, Movimento Difesa dei Cittadino e Unione Nazionale Consumatori, allo stato attuale gli aumenti dei prezzi della benzina avranno ripercussioni pari a 210 euro annui a famiglia. Mentre la Cgia di Mestre ha calcolato che un pieno di gasolio da 500 litri per un Tir di 11 tonnellate è aumentato di 127 euro in un anno. A rincarare potrebbero essere anche i biglietti delle compagnie aeree. ROMANI E anche ieri è stata la giornata delle rassicurazioni. Con il ministro dello sviluppo economico Romani, che è tornato a confermare come la crisi libica non porterà problemi sul fronte dell’ approvvigionamento del gas e del petrolio. Di certo, chi va a fare il pieno di benzina sente già il portafogli più leggero.
 

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