11 Agosto 2011

Benzina immune alla crisi Stangata a Ferragosto

 ROMA La "distrazione" dei petrolieri vale 100 milioni di euro. E’ quanto frutterà alle compagnie – stima Codacons – l’ esodo di Ferragosto, con il mancato taglio di 10 centesimi al litro sul prezzo del carburante. Con le quotazioni del petrolio in calo da tempo la sforbiciata è sollecitata anche da Adusbef e Federconsumatori. E in scia dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani: «In una congiuntura economica quale quella attuale, a nessuno può essere consentito di speculare e neanche solo di apparire che voglia approfittare». Una storia che si ripete. Mettendo a confronto i prezzi monitorati dal ministero dello Sviluppo economico il 25 luglio e l’ 8 agosto scorsi, la benzina risulta in salita di 0,3 centesimi al litro e il diesel di 0,2 centesimi. Mentre la quotazione del Brent è scesa di 10 euro al barile, quella della benzina di 4 centesimi al litro e del diesel di 5. Non ha dubbi il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «Nonostante i prezzi del petrolio siano rimbalzati nel mercato di New York, facendo risalire il prezzo del barile sopra la soglia di 80 dollari, il calo verificatosi in quest’ ultimo periodo dovrebbe produrre un’ immediata riduzione dei prezzi alla pompa di almeno 10 centesimi di euro». E giudica «indecente» questa situazione. Al punto da chiedere «il sequestro dei depositi dei grossisti e delle pompe di benzina, ipotizzando il reato di aggiotaggio». Ci sono le condizioni per abbassare il prezzo della benzina anche secondo il ministro Romani: «Con riferimento alla riduzione delle quotazioni internazionali del petrolio sia in dollari che in euro, che stanno determinando analoghe riduzioni nelle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, appare inaccettabile che non si determini immediatamente una corrispondente riduzione dei prezzi alla pompa per la benzina e il gasolio». I petrolieri spiegano che non è possibile fare un collegamento diretto tra petrolio e benzina, perché il prezzo del raffinato è legato a un paniere di prodotti. Ma l’ Unione petrolifera accoglie l’ invito del ministro Romani e promette «massima attenzione alle esigenze dei consumatori». Comportamento che «ha portato negli ultimi giorni a ripetute riduzioni dei prezzi interni, probabilmente non ancora percepite dai consumatori». Sul rifornimento pesano però anche le tasse: Iva e accise valgono quasi il 60% del prezzo finale. Gli ultimi ritocchi, 4 centesimi al litro, sono stati fissati per finanziare il cinema e l’ emergenza immigrati. Ma continuiamo a pagare anche per la guerra d’ Abissinia.

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