“Benzina, è il momento di abbassare i prezzi”
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- Avvenire
DA MILANO. Ieri il petrolio si è mosso in recupero attestandosi in America per il Wti a quasi 83 dollari e a Londra, per il Brent, a 106 dollari. Un rialzo del greggio che non cancella il crollo delle ultime settimane. Quotazioni scese fino ai minimi del settembre scorso. Un crollo a cui non è seguito però un adeguato ribasso dei prezzi della benzina alla pompa. Da giorni le associazioni dei consumatori sono all’ attacco: «La benzina deve scendere sotto 1,5 euro al litro», tuonano Adusbef e Federconsumatori, mentre le compagnie nonostante qualche ritocco, continuano a tenere i prezzi saldamente oltre 1,6. Così è sceso in campo anche il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani: «Ci sono le condizioni per abbassare il prezzo della benzina». Il ministro argomenta: «Con riferimento alla riduzione delle quotazioni internazionali del petrolio sia in dollari che in euro, che stanno determinando analoghe riduzioni nelle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, appare inaccettabile che non si determini immediatamente una corrispondente riduzione dei prezzi alla pompa per la benzina ed il gasolio». Il ministero di via Molise tira in ballo la crisi e le speculazioni: «In una congiuntura economica quale quella attuale a nessuno può essere consentito di speculare e neanche solo di apparire che voglia approfittare». Da Romani l’ invito alle compagnie a fare di più: «E’ necessario un ulteriore e immediato sforzo da parte di tutta la filiera prime fra tutte le compagnie, a cui è richiesto di adeguare con la massima tempestività le variazioni monitorate sui mercati a monte della filiera». Parole forti, che l’ Unione petrolifera registra, rivendicando però i primi adeguamenti al ribasso e rigettando soprattutto l’ attribuzione di comportamenti di «natura speculativa ». L’ invito del ministro – dicono i petrolieri – «non può che essere condiviso dalle aziende, che continueranno ad avere un comportamento assolutamente coerente con le tendenze dei mercati internazionali dei prodotti raffinati». Questo comportamento «ha portato negli ultimi giorni a ripetute riduzioni dei prezzi interni, probabilmente non ancora percepite dai consumatori. Riduzioni che si sommano alle numerose iniziative promozionali lanciate autonomamente dalle singole aziende, che consentono agli utenti risparmi spesso superiori a 10 cent al litro». Non la pensano così le associazione dei consumatori e i cittadini che vedono il loro pieno crescere in maniera velocissima quando il petrolio schizza alle stelle, ma quando il petrolio crolla il pieno resta sempre caro. Il Codacons di fronte al mancato calo dei prezzi del carburante ieri ha chiesto addirittura il «sequestro dei depositi dei grossisti e delle pompe di benzina, ipotizzando il reato di aggiotaggio ». «Il calo verificatosi in quest’ ultimo periodo dovrebbe produrre una immediata riduzione dei prezzi alla pompa di almeno 10 cent». Il presidente Carlo Rienzi non ha peli sulla lingua: «E’ una situazione indecente. I petrolieri e i benzinai ne approfittano tenendo artificiosamente i prezzi alti, per sfruttare il massiccio esodo di ferragosto e speculare sulla pelle degli italiani». Nel solo weekend di Ferragosto, la stangata per gli italiani in vacanza sarà di 100 milioni di euro. Un ulteriore conto della crisi, che gli automobilisti e le famiglie italiane non possono proprio permettersi. Romani alle compagnie: «Con il crollo del petrolio, ci sono le condizioni» Il Codacons chiede il sequestro delle pompe.
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