5 Aprile 2013

Benzina, «i petrolieri speculano sui prezzi»

Benzina, «i petrolieri speculano sui prezzi»

li» – incluse Ubs, Clariden (Credit Suisse) e Deutsche Bank – che «hanno lavorato aggressivamente per fornire ai propri clienti compagnie coperte dal segreto». Lo svizzero Le Matin, media partner di Icij, spiega che Ubs «ha creato almeno 2.900 società di comodo», altre 700 il Credit Suisse, e rivela che sono «una ventina le banche svizzere coinvolte». Deutsche Bank ha creato «309 società di comodo», scrive invece Süddeutsche Zeitung. Ma l’ istituto tedesco si chiama fuori. I media partner di Icij sono del calibrodi Guardiane Bbc, Washington Post e Le Monde, e L’ Espresso per l’ Italia. Il settimanale anticipa 4 dei ROMA Avrebbero gonfiato i prezzi di Hollande della benzina in Italia con manovre minimizzato Augier. C’ è poi la Russia, con i pezzi grossi di Gazprom e la moglie del vicepremier Igor Shuvalov, la magnate americana Denise Rich, nota per i suoi finanziamenti al partito democratico, il premier georgiano Bidzina Ivanishvili, il presidente dell’ Azerbaijan IlhamAliyev e la sua famiglia. Sotto inchiesta anche investimenti greci: sono 103 le società su cui ora Atene vuole fare luce. «Ci saranno conseguenze» peri paradisi fiscali «che accettano o nascondono» i proventi dell’ evasione fiscale, che «ogni anno nella Ue arriva a 1.000 miliardi l’ anno», è la promessa del portavoce della Commissione europea, Olivier Bailly. speculative, portandoli al livello più alto in Europa: dopo un anno d’ indagine la Guardia di Finanza e la procuradi Varese chiudono l’ inchiesta sulle compagnie petrolifere aperta dopo un esposto del Codacons. In particollare, è stato preso in esame l’ andamento dei prezzi nel periodo da gennaio 2011 a marzo 2012. Inquirenti e investigatori chiamano in causa Shell Italia, Tamoil Italia, Eni, Esso, Totalerg, Kuwait Petroleum Italia e Api: nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi sul mercato, manovre speculative su merci e truffa. Le compagnie avrebbero «posto in essere artifici e raggiri consistenti nell’ aver volontariamente livellato, concordandoli salvo modesti scostamenti, i prezzi dei prodot ti petroliferi alla pompa, in modo da minimizzare le possibilità di minor guadagno derivanti dall’ applicazione dei principi della concorrenza sul mercato nazionale, quindi con danno economico di un numero indistinto e indeterminabile di fruitori del servizio, privi di reale possibilità contrattuale nella considerazione che le principali compagnie petrolifere agiscono in regime di oligopolio». Accuse respinte dall’ Unione petrolifera che in una nota sottolinea come dal provvedimento del gip «emergerebbero semplici ipotesi investigative che dovranno essere verificate». Non sarà però Varese ad occuparsi del prosieguo dell’ inchiesta: il gip Giuseppe Battarino ha dichiarato la propria incompetenza ad esprimersi sull’ istanza di sequestro dei documenti e dei bilanci delle compagnie, disponendo l’ invio degli atti alle pro cure di Milano e Roma dove hanno la sede legale le società petrolifere. «Il gip – ha spiegato il procuratore di Varese Maurizio Grigo- ha rilevatola sussistenza delle ipotesi di reato e ora altre procure potranno avvalersi del nostro lavoro». «Esistono indizi di commissione dei delitti -scrive infatti il giudice- da parte dei legali rappresentanti, componenti dei consigli di amministrazione e dirigenti delle compagnie petrolifere». Ma «le condotte illecite non possono che ricondursi, coinvolgendo scelte aziendali di ordine generale, agli organi rappresentativi e decisionali di primo livello delle società petrolifere». Toccherà quindi ai magistrati di Roma e Milano- se il tribunale del Riesame non accoglierà il ricorso del Codacons che chiede di sequestrare con urgenza i documenti – confermare o meno le ipotesi di reato.

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