26 Agosto 2013

Benzina: come ti frego il viaggiatore in autostrada.

Benzina: come ti frego il viaggiatore in autostrada.

Doveva essere una rivoluzione all’ insegna della trasparenza, ma si è rivelata una nuova truffa per i consumatori. Sono passati sei anni da quando veniva annunciata la comparsa, nelle autostrade italiane , dei “benza-cartelloni”, un nuovo strumento di informazione messo a disposizione degli automobilisti. L’ obiettivo era quello di offrire uno strumento utile per risparmiare, attraverso la comparazione dei prezzi dei carburanti, in modo da svelare quale fosse il distributore più conveniente. Eppure, come ha sottolineato Altroconsumo , tutto si è rivelato un flop. Il motivo? Basta fare un viaggio tra le autostrade della penisola per imbattersi in “cartelli elettronici” spenti, che non offrono alcun prezzo. BENZINA IN AUTOSTRADA: CONSUMATORI BEFFATI – Teoricamente non doveva essere molto complicato garantire agli automobilisti informazioni utili a risparmiare sul costo dei carburanti. Nei “benza-cartelloni” dovevano essere riportati i prezzi di benzina e gasolio delle successive 4 aree di servizio, con tanto di segnalazione per i costi migliori. La compagnia che pratica il prezzo più basso doveva essere “premiato” con il logo di un semaforo verde, mentre chi vendeva al prezzo più alto o si rifiutava di comunicarne l’ importo, doveva essere contraddistinto dal semaforo rosso. Ma dalla teoria alla realtà quotidiana, le buone intenzioni hanno lasciato il posto ai calcoli di convenienza. Il tutto ai danni dei consumatori: se fornire i prezzi rischia di svantaggiare le aziende, allora per molti distributori è apparso meglio boicottare qualsiasi annunciata “rivoluzione”. Senza incorrere però in alcuna sanzione da parte delle istituzioni. E annullando, di fatto, qualsiasi possibile vantaggio per chi è solito fare rifornimento sulle autostrade. Photocredit: Corriere della Sera RIVOLUZIONE FALLITA – Come riporta il Corriere della Sera, a latitare sono gli stessi pannelli. Ci sono tratti di autostrada, come quello tra Milano e Brescia, dove, in un centinaio di chilometri, è possibile incontrare soltanto un “benza-cartellone”. Altro che trasparenza. Trovarne di funzionanti, poi, è quasi un’ impresa. Una chimera per il conducente che vorrebbe destreggiarsi tra i prezzi di carburanti sempre più alti (1,827 euro è il prezzo medio di un litro di benzina, 1,701 quello del gasolio in Italia, ndr). Ma di chi è la colpa del mancato funzionamento dei cartelli elettronici? Spiega il Corriere: “Chi deve comunicare i prezzi? Le singole compagnie petrolifere dicono che a loro tocca soltanto dare i valori nazionali dei carburanti. L’ aggiornamento sui singoli cartelloni spetta ai gestori delle stazioni di servizio. Gestori che, quando interpellati, o fanno finta di essere semplici dipendenti o non rispondono”. C’ è qualcuno, però, che preferisce svelare come funziona il sistema. Se recessione e crisi economica stentano ad abbandonare il nostro Paese, un distributore ammette al quotidiano perché non sia conveniente rispettare quanto prevede la legge: “Se un altro mette il prezzo che è più basso del mio a me non conviene dare le mie cifre”, svela. Videocredit: Altroconsumo NESSUN RISPARMIO – Se tutto fosse funzionato come previsto, gli automobilisti italiani avrebbero potuto risparmiare il 5% sul prezzo della benzina e il 4% su quello del gasolio. Tradotto in numeri, “fino a otto centesimi di euro per ogni litro di carburante”, così come spiegava nel 2006 Carlo Rienzi, presidente di Codacons. Eppure, nonostante una legge sulle liberalizzazioni (targata Bersani) nel 2007 e due decreti – che avrebbero dovuto garantire una maggiore trasparenza – non è cambiato nulla. Il risultato sconfortante si poteva notare già dopo poco tempo l’ annuncio dell’ entrata in vigore dei cartelli. Altroconsumo, dopo pochi mesi, aveva viaggiato per le autostrade italiane, constatando come ben cinque su nove cartelli non risultassero funzionanti. Anche gli ispettori ministeriali si accorsero delle imprecisioni e del cattivo funzionamento dei benza-cartelloni: non mancarono le minacce di sanzioni, ma tutto venne presto dimenticato. Ma Altroconsumo ha rilanciato la sua battaglia, tornando a verificare – anni dopo – la situazione: dopo il monitoraggio di venti cartelloni elettronici, l’ associazione che tutela i diritti dei consumatori ha scoperto come 5 siano spenti, mentre 14 incompleti. Niente rivoluzione, né trasparenza. Le premesse erano positive, ma tutto è rimasto sulla carta. E per il consumatore diventa complicato capire quelli che sono i prezzi più bassi, spesso tra i pochi che onestamente forniscono il dato. Per Altroconsumo l’ unica speranza, quindi, è che intervenga il ministero, prevedendo sanzioni effettive per chi non rispetta le leggi vigenti, con grave danno alla concorrenza.

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