30 Ottobre 2009

Benzina, boom dei prezzi e consumatori furiosi

Benzina, boom dei prezzi e consumatori furiosi I petrolieri: «Accuse fantasiose»
LA VERDE SOPRA QUOTA 1,33 AL LITRO

 
ROMA L’ETERNA guerra delle benzine infiamma ancora petrolieri e consumatori. Il petrolio scende e i carburanti continuano a salire, accusano i consumatori. E a riprova mostrano i listini con la benzina Shell che supera nuovamente quota 1,33 e il gasolio che tocca i 1,717 euro mentre quella Agip si attesta rispettivamente su 1,323 e 1,169 euro al litro.  Come dire 4,3 euro in più a rispetto a un mese fa per un pieno di benzina, e 4 per un pieno di gasolio come accusa il Codacons, che ha ironicamente invocato «l’aiuto della Chiesa affinché intervenga con un esorcismo per liberare i listini della benzina dal male’» dei continui rincari. E per i portafogli degli italiani è l’ennesimo colpo. MA L’UNIONE petrolifera replica a tono: «Ci sono dati oggettivi e verificabili per smontare le nuove fantasiose accuse lanciate dalle associazioni dei consumatori». E questa è la spiegazione dei petrolieri. «Legare l’andamento dei prezzi dei carburanti a quelli del greggio tal quale e non a quelli internazionali di benzina e gasolio (Platts) è sbagliato sotto tutti i punti di vista. Nel corso degli ultimi 30 giorni sostengono i prezzi internazionali della benzina rilevati dal Platts sono aumentati di 5,2 centesimi euro/litro contro i 4,1 del prezzo interno al netto delle tasse. Rispetto a luglio, a parità di prezzi al consumo dei carburanti, oggi le quotazioni Platts della benzina sono superiori di 2-3 centesimi euro/litro, mentre il costo industriale è rimasto sugli stessi livelli se non in alcuni casi diminuito». «Nel solo mese di ottobre, il prezzo della benzina sostiene l’Unione petrolifera è risultato inferiore di oltre 4 centesimi rispetto ad agosto con un risparmio di 2-3 euro per un rifornimento di 50 litri». «L’aumento è immotivato ribatte Andrea Lulli, capogruppo del Pd in commissione Attività produttive e rappresenta di fatto una tassa occulta per i cittadini e le aziende. Il ministro Scajola batta un colpo. Chiedendo conto ai rappresentanti delle compagnie petrolifere di questi aumenti e, soprattutto, intervenendo sulle accise». Ma al ministero dello Sviluppo (e a maggiore ragione all’Economia), pur disponibili a svolgere una opera di moral suasion sulle compagnie, a limare’ le accise non si pensa proprio. Quello a cui si sta lavorando in tempi medio-brevi è invece un intervento di riorganizzazione sulla rete distributiva. «LA RETE di distribuzione dei carburanti italiana spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia è composta da 23 mila punti vendita: sono oggettivamente troppi ai 15 mila dell’Inghilterra e ai 10 mila della Francia. La rete deve essere razionalizzata, c’è bisogno di dar vita a un nuovo piano, che andrà sviluppato insieme alle Regioni, per allinearci alla media europea: una rete di 15 mila punti vendita potrebbe essere adeguata per l’Italia». Il che avrebbe ricadute positive perchè, spiega Saglia, «razionalizzando la rete si verrebbe a creare un nuovo spazio che potrebbe essere dedicato alle pompe bianche’ o comunque a stazioni di servizio più moderne, con positivi effetti sui prezzi». Almeno, speriamo.

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