21 Febbraio 2008

Benzina, allo studio uno sconto di 2 cent

Benzina, allo studio uno sconto di 2 cent





Un colpo di freno sulla corsa folle del caro-benzina. È in arrivo un alleggerimento fiscale sui carburanti. L’intervento sull’accisa – previsto dalla Finanziaria 2008 – potrebbe scattare entro fine mese. E tradursi in un calo di 1-2 centesimi di euro al litro. La conferma viene da Umberto Carpi, consigliere del ministro dello Sviluppo economico. «Stiamo lavorando, d’intesa con le Finanze – ha detto – per varare il decreto attuativo entro fine febbraio. Certo, non potrà dare nell’immediato risultati stratosferici ma non è poco. E ci permette di riallinearci con il resto dell’Europa». La norma prevede la possibilità di un decreto trimestrale che può abbassare le accise sui prodotti energetici usati come carburante o combustibili da riscaldamento per compensare l’extra gettito Iva derivante dall’aumento del prezzo internazionale del petrolio. In particolare la legge di bilancio prevede la possibilità di intervento nel caso in cui le quotazioni del petrolio aumentino in maniera pari o superiore – nella media del trimestre – al 2% rispetto al valore di riferimento indicato nel Dpef (71 dollari al barile). Intanto ieri per il petrolio è stata un’altra giornata a briglia sciolta con nuovi record storici: 100,40 dollari durante la seduta al Nymex. E poi 101,32. Tutta colpa di un mix esplosivo: tensioni geopolitiche, aggressività dell’Opec, clima rigido e incidenti nelle raffinerie. Insomma l’oro nero cuce le ali ai carburanti. Tornando al taglio dell’accisa, alla base della sterilizzazione dell’Iva c’è il meccanismo di formazione dei prezzi al consumo dei carburanti che vede il gettito aumentare all’aumento dei prezzi della materia prima. Il prezzo finale alla pompa è dato infatti dalla somma tra il prezzo industriale e l’accisa su cui si applica l’Iva al 20%. Aumentando i prezzi industriali (quelli cioè direttamente legati alle quotazioni internazionali) aumenta così anche la componente legata all’Iva. La scelta di calmierare questo meccanismo con interventi sull’accisa – che compensa così l’aumento dei prezzi industriali – nasce anche dall’impossibilità di intervenire direttamente sull’Iva, regolata da norme europee. A fare da sfondo ai continui raid del prezzo del carburante ci sono le polemiche tra i protagonisti del mercato. Con il presidente dell’Unione petrolifera, Pasquale De Vita, che spara a zero e dice: «Denunciare gli aumenti è solo populismo. In questo Paese, ogni volta che accade qualcosa sui mercati internazionali, anziché fare un’analisi tranquilla abbiamo la consuetudine di andare subito a cercare il colpevole. E il colpevole per definizione è sempre la società petrolifera». Poi insiste: «Negli ultimi quindici giorni in Italia il prezzo della benzina è aumentato di 1,5 centesimi, in Francia di 3 centesimi e in Germania di 2,8 centesimi, cioè il doppio. Quindi la forbice non può essersi allargata. E comunque sulla quotazione di 100 dollari a cui è arrivato il barile di greggio c’è da considerare il 20% almeno di speculazione». Poi passa la palla ai distributori: «È sui gestori semmai che bisogna intervenire». Pronta la replica di Luca Squeri numero uno della federazione dei gestori: «È uno scivolone quello di De Vita quando parla di overpricing: tra i benzinai c’è invece una grande concorrenza». Intanto i consumatori che non sono d’accordo con l’affermazione di De Vita secondo il quale l’Italia non è poi tra le più care, approvano a metà il provvedimento del governo e stimano la ricaduta del caro-pieno in una stangata sulle famiglie da 510 euro l’anno. Per Carlo Rienzi del Codacons «La decisione rappresenta troppo poco: più volte il governo ha promesso una riduzione del prelievo fiscale sui carburanti per far fronte al caro-pieno, riduzione che il Codacons chiedeva da anni – aggiunge Rienzi – Ma un taglio delle accise di 1 o 2 centesimi al litro appare del tutto insufficiente, se si pensa che nel corso degli ultimi 5 anni gli automobilisti hanno dovuto sborsare oltre 67 miliardi di euro solo per i prelievi fiscali sui carburanti». Oggi infine, il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani sulla base dei confronti europei verificherà se dietro i rincari si celino spinte speculative o meno.

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