Benzina: al Sud si sfiora quota 1,8 al litro
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Fare leva sulla benzina sembra ormai la strada più semplice per fare cassa e così, dopo l’aumento delle accise deciso per la quinta volta in un anno dal governo guidato da Mario Monti con il decreto "Salva-Italia", anche molte Regioni italiane hanno optato per un ritocco delle addizionali dal primo gennaio. Con il risultato che il prezzo delle verde ha infranto ieri l’ennesimo record storico, arrivando in media nazionale a un passo da 1,74 euro al litro, con picchi al Sud di quasi 1,80 euro.
Le addizionali, che riguardano solo la benzina e non il diesel, sono scattate l’altro ieri in sei regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio) e hanno fatto inevitabilmente lievitare i prezzi in gran parte dei distributori italiani. Tra le compagnie petrolifere ad aggiustare i listini è infatti stata solo la Tamoil (+0,4 cent sulla verde). Tutte le altre hanno "subito" gli effetti delle decisioni prese dalle giunte regionali. E la riprova sta proprio nel prezzo del gasolio, rimasto sostanzialmente stabile intorno a 1,7 euro al litro.
A livello Paese, rileva "Quotidiano energia", il prezzo medio praticato dalla benzina (in modalità servito) è andato ieri da 1,729 euro al litro degli impianti Shell all’1,738 di quelli IP (no-logo in salita a 1,640). Per il diesel si passa dall’1,699 euro al litro di Eni all’1,702 di Tamoil (no-logo a 1,599). Ma in molte zone dell’Italia, in particolare al Centro e al Sud, dove l’effetto addizionali si fa sentire maggiormente, si sfiora addirittura 1,8 euro.
La corsa senza freni allarma le associazioni dei consumatori, pronte anche a proclamare uno "sciopero della benzina" per far sentire la voce degli automobilisti. Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori – chiede quindi al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, di convocare ad un unico tavolo di confronto l’Unione Petrolifera, le associazioni dei gestori e i consumatori, «per stabilire finalmente nuove regole finalizzate ad aumentare la concorrenza nel settore e punire le speculazioni sui prezzi».
Anche Adusbef e Federconsumatori chiedono un’iniezione di liberalizzazioni e calcolano un salasso di 192 euro l’anno per fare il pieno. Cifra «drammatica» a cui si aggiungono peraltro anche le ricadute «indirette» degli aumenti (dei carburanti come dei pedaggi autostradali) sulla merce trasportata su gomma. Ad incidere in maniera indiretta sulla crescita dei prezzi, inoltre, contribuisce anche l’aumento delle tariffe autostradali». Secondo le stime «solo per questi fattori, si avrà un rincaro nel settore alimentare di +161 euro annui». «Si rende sempre più urgente intervenire sul fronte dei carburanti, prima di tutto con l’annullamento del nuovo aumento dell’Iva prospettato da settembre, che avrà effetti disastrosi sul potere di acquisto delle famiglie», dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
Solo sugli alimentari, affermano, l’impatto sarà di 161 euro in più all’anno. Secondo la Coldiretti, il caro-carburante contagia infatti ben l’86% della spesa.
Insomma, il povero contribuente continua ad essere tartassato senza ritegno da tutte le parti.
Il governo Monti, composto, per carità, di persone perbene, non ha fatto altro che ripercorrere la stessa strada percorsa migliaia di volte da altri amministratori, cioè non fare pagare i soliti noti, ma aumentare le stesse voci di sempre, in testa appunto la benzina, ancora una volta nel mirino, contando sul fatto che della macchina non si può fare a meno, affossando così non certo chi è benestante, ma soprattutto i poveri cristi che devono recarsi al lavoro.
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