19 Novembre 2009

Benzina a prezzi settimanali

 La proposta del ministero bocciata da Unione petrolifera e Codacons

 
Roma Bastano pochi centesimi in più per riaccendere le polemiche sulla benzina. La verde è aumentata di 1,2 centesimi di euro nei distributori Agip, e in media rimane attorno a 1,320 euro al litro. Peggio è andata a chi ha un’auto diesel: l’Agip ha ritoccato al rialzo anche il listino del gasolio, che ha raggiunto 1,159 euro. E il ministero dello Sviluppo economico rilancia l’ipotesi di aggiornare i prezzi dei carburanti non più giorno per giorno, ma una volta a settimana. "Il ministro Claudio Scajola – riferisce il sottosegretario Saglia – è molto perplesso sul fatto che i prezzi siano aggiornati quotidianamente. Potremmo ragionare sui prezzi settimanali". Insomma, il ministero è preoccupato per le oscillazioni dei listini, un fenomeno che, assicura Saglia, "stiamo monitorando giorno per giorno". Ma la soluzione non piace ai petrolieri. "Qualsiasi proposta va bene ma bisogna valutarne l’applicabilità – ribatte De Vita – la proposta dei prezzi settimanali presenta molte difficoltà: la Erg per un po’ l’aveva fatto ma poi ha dovuto abbandonare", spiega.  I prezzi settimanali non piacciono nemmeno alle associazioni dei consumatori: per il Codacons è un’ipotesi che non basta, anzi "produrrebbe un danno per i consumatori, perchè impedirebbe ribassi veloci in caso di cali delle quotazioni del petrolio – spiega il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi – e consentirebbe libertà eccessiva alle compagnie".  La proposta del Codacons è molto più radicale: "Tornare ai prezzi amministrati, con lo Stato che fissa il tetto massimo". Intanto il prossimo 17 dicembre al ministero è in programma l’incontro tra Up e associazioni dei consumatori, per fare chiarezza sui "numeri veri" dell’andamento dei prezzi dei carburanti. Una "sfida" lanciata qualche settimana fa dai petrolieri, che hanno confermato la disponibilità a confrontarsi, anche con le associazioni dei consumatori che "parlano a vanvera – accusa De Vita – mentre invece le compagnie petrolifere italiane si comportano come tutte le altre società europee".
 

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