«Bene la tassazione delle sale giochi»
Roma. ‘Mettiamoci in gioco’, la Campagna nazionale contro i rischi del gioco d’ azzardo a cui aderiscono, tra gli altri, Acli, Azione Cattolica, Adusbef, Cgil Cisl e Uil, Federfonsumatori, Gruppo Abele, condivide l’ ipotesi di tassare le sale giochi per far fronte alle richieste che ci giungono dall’ Unione Europea. Per il gruppo di sigle «è certamente preferibile ridurre i guadagni di chi opera nell’ azzardo piuttosto che introdurre misure come l’ aumento delle accise sui carburanti – recita una nota diffusa ieri – che colpiscono soprattutto gli strati più deboli della popolazione ». In merito ai dati drammatici sulla spesa degli italiani in scommesse, diffusi nei giorni scorsi anche da ‘Avvenire’, ieri è arrivata una precisazione dei Monopoli: «La spesa per il gioco nel 2016 è stata pari a circa 19 miliardi di euro (in termini di Pil è poco meno dell’ uno per cento), da non confondersi con i 96 miliardi di euro della “raccolta” (ovvero l’ insieme delle puntate, mentre la “spesa” si ottiene sottraendo dall’ ammontare della raccolta annua il totale delle vincite del periodo corrispondente)». Secondo i Monopoli, in sostanza, dato che le vincite sono ammontate a circa 77 miliardi di euro «la spesa corrisponde a quanto la collettività dei giocatori perde nel periodo di riferimento». Cioè i 19 miliardi suddetti. Diversa l’ opinione del Codacons: «Si tratta di cifre drammatiche, il gioco è diventata una piaga su cui intervenire è d’ obbligo».
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