Il belpaese corre meno degli altri
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fonte:
- Giornale di Sicilia
commercio. pesano le vendite online e tra le famiglie c’ è voglia di risparmio lo scorso anno vendite al palo, soffrono i piccoli negozi
per il giudizio complessivo sui conti pubblici, quando si conosceranno anche i dati definitivi sul deficit e debito del 2017. È infatti con le previsioni di maggio che si saprà se l’ Italia ha centrato lo 0,3% di correzione richiesta a novembre, oppure se il nuovo governo dovrà, tra i suoi primi atti, mettere in cantiere una manovra di primavera. Soprattutto se si avvererà, come prevede l’ Istat, «uno scenario di minore intensità della crescita economica». Intanto per l’ Italia le buone notizie arrivano dall’ Ocse: è l’ unica tra le sette grandi economie dove il reddito reale per abitante è «fortemente risalito». Confermando la loro previsione di novembre, per i tecnici europei l’ Italia cresce di +1,5% nel 2017. Per il 2018 hanno invece aggiornato la stima: da 1,3% a 1,5%. Pil che riscende a 1,2% nel 2019, anche a causa dei «venti di poppa che si indeboliscono» con la fine del Qe. La Ue parla di «prospettive moderate», e di rischi al ribasso «largamente connessi all’ ancora fragile stato del settore bancario italiano». Seppur lenta, insomma, la crescita proseguirà. Posto che, sottolinea la Commissione, le politiche non cambino, ovvero che l’ Italia «prosegua con l’ attuazione delle riforme pro crescita già adottate e che continui politiche di bilancio prudenti». Il messaggio potrebbe sembrare un avvertimento al nuovo governo ma, precisa Moscovici, è semplice OOO Nessuna ripresa per il commercio tradizionale. Gli acquisti nei negozi sono restati al palo anche nell’ anno appena passato. L’ Istat segna un magro +0,2%, ma se si toglie l’ effetto dei prezzi si scivola in territorio negativo. Ad accusare il colpo sono i piccoli esercizi, come le botteghe. Insomma il cuore pulsante dei centri cittadini. Consumatori e imprese puntano il dito contro le vendite online, ancora fuori dai radar dell’ Istat. Non è però tutto: in questa fase le famiglie sembrano più interessate a risparmiare che a spendere. A registrare il cambio di rotta è sempre l’ Istituto di statistica, che tra gli italiani vede prevalere «comportamenti prudenziali». Di certo «il 2017 si chiude con una crescita delle vendite modesta». Alla grande distribuzione non è però poi andata così male, grazie alla spinta impressa dai discount (+3,2%). La perdita dei piccoli punti vendita (0,8%) si invece fa ancora più pesante se si guarda a dicembre (1,7%). Il Natale non ha aiutato. Anzi, nei confronti di novembre, mese benedetto dal blackfriday, c’ è stato un arretramento (-0,3%). Guardando ai diversi beni, solo gli alimentari si salvano. Ma è solo merito dei rincari, visto che la quantità di merce venduta diminuisce. «Di questo passo le botteghe e i negozi di quartiere sono destinati a scomparire del tutto dalle nostre città, schiacciati dalla concorrenza delle grandi multinazionali e del commercio online», mette in guardia il Codacons. «Sono scomparsi altri 10 mila negozi» calcola la Confesercenti, che invita il prossimo governo a introdurre il «tax credit, sulla scia di quanto già fatto per le librerie indipendenti». Federdistribuzione definisce «dirompente l’ impatto delle vendite online», «un mondo dice – che opera con vantaggi fiscali e al di fuori delle regole che limitano promozioni e sottocosto». Non ha dubbi la Coldiretti: sono gli acquisti su internet a frenare il commercio tradizionale (quasi 7 consumatori su 10 hanno «visitato» un negozio sul web). Per Confcommercio i dati testimoniano prima di tutto «il raffreddamento del profilo dei consumi». Un fatto che «preoccupa». Gli Italiani stanno ora interpretando la ripresa più in stile «formica» che «cicala». mente una frase standard che descrive il «no policy change», cioè il metro con cui Bruxelles valuta le prospettive future. Certamente però, ricorda il commissario, dall’ Italia ci si aspetta che prosegua l’ attuazione delle riforme già adottate e che vada avanti con il consolidamento dei conti, «necessario quando il debito è elevato». Se l’ Italia resta indietro, gli altri Paesi dell’ Eurozona corrono invece più del previsto. Nel 2017 il Pil della Germania sale a +2,2%, in Spagna a +3,1% e in Francia a 1,8%. Nel 2018 crescono, rispettivamente, di +2,3%, +2,6% e +2%. «L’ economia dell’ Ue è entrata nel 2018 con una salute robusta, la zona euro vede tassi di crescita mai visti prima della crisi, disoccupazione e deficit continuano a scendere e alla fine gli investimenti stanno risalendo in modo significativo», ha detto Moscovici, ricordando che restano comunque «i rischi al ribasso collegati all’ esito incerto dei negoziati sulla Brexit».
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