17 Luglio 2021

Belen Rodriguez, il parto a Padova sul tavolo della procura: «Danno agli altri pazienti»

«Interruzione di pubblico servizio», «abuso d’ufficio». Il Codacons non ci va leggero. E ravvede nel «caso Belen» pesanti responsabilità da parte dell’azienda ospedaliera di Padova, al punto di mettere nero su bianco un esposto già consegnato alla procura. Riassunto delle puntate precedenti: Belen Rodriguez, nota showgirl italoargentina, dà alla luce, lunedì, una bambina dal nome Luna Marì: il parto avviene all’Ospedale Giustinianeo, nel reparto di maternità, dove Belen è stata ammessa come «dozzinante», ossia paziente a pagamento. Ne è seguito il prevedibile gossip, ma anche qualche polemica: da voci che volevano ascensori bloccati e riservati alla soubrette (con relativa foto di un cartello, poi rivelatasi falsa); qualcuno si è spinto a parlare di «riorganizzazione» vera e propria del terzo piano per consentire l’accoglienza della star. Tutto seccamente smentito dall’azienda.

L’esposto del Codacons

Ciò non ha fermato l’associazione dei consumatori, che ha chiesto alla procura patavina di «aprire un’indagine alla luce delle possibili fattispecie di interruzione di pubblico servizio e abuso d’ufficio, accertando i fatti e verificando se effettivamente un intero reparto dell’ospedale sia stato riorganizzato sulla base delle esigenze della showgirl. Se i fatti venissero confermati — prosegue il Codacons — ci troveremmo infatti di fronte a modifiche nell’erogazione dei servizi offerti da una struttura pubblica non giustificate da comprovate esigenze, con palese violazione dei protocolli a danno di tutti gli altri pazienti e del personale, ed evidenti disparità di trattamento nei confronti delle altre mamme ricoverate presso l’ospedale».

L’azienda ospedaliera conferma: «Nessun favoritismo»

Accuse che l’azienda ospedaliera non intende mandare giù. La direzione generale ribadisce la posizione già espressa nel corso della conferenza stampa di giovedì («tutto falso», per riassumerla in due parole) e aggiunge: «Tutte le precisazioni che abbiamo fornito (relative a piani, stanza occupate, ascensori utilizzati — nessuno risulta essere stato bloccato, ndr) sono ampiamente documentabili, pertanto ci riserviamo di agire a tutela della propria immagine nelle sede opportune». Insomma, tutti avvisati, Codacons incluso. Il cui «capitolo veneto» pare non sia stato nemmeno informato dell’iniziativa («è partito tutto da Roma», assicura un dirigente regionale dell’associazione dei consumatori).

La politica

A sostenere la versione dell’azienda ospedaliera c’è anche quella di Alain Luciani. L’esponente della Lega, già assessore con la giunta Bitonci e ora consigliere comunale, ha fatto ripetutamente visita al reparto negli stessi giorni, per un lieto evento che l’ha riguardato direttamente, la nascita della piccola Maria Alice. La moglie Tamara era ospitata nello stesso reparto. «Non è stato cambiato nulla: Belen occupava una singola stanza. Sicurezza? Non ho visto rinforzi degni di nota: anzi, ho visto molte persone, in certi casi intere famiglie, che tentavano di entrare nel reparto per “salutare Belen”. Ricevevano un no cortese: del resto, sono ancora in vigore restrizione severe e bisogna fare il tampone prima di accedere al reparto».

I sindacati

Restano le perplessità dei sindacati. La Cgil, da un lato smorza i toni: «Quello che avevamo da dire l’abbiamo detto» il commento dal sindacato, ma allo stesso tempo ribadisce: «Non ci siamo inventati niente». Come a dire, qualche accortezza è stata comunque messa in campo.

Silenzio stampa e social della soubrette

E la diretta interessata? Tornata nella sua villa di Albarella, isola esclusiva nel Delta del Po, non ha affrontato la questione. Un «silenzio social», di fatto, interrotto solo da qualche «storia» su Instagram. Ieri sera l’ultima, con Luna Marì ripresa da un baby monitor.

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