25 Aprile 2020

«Beldosso, un’ occasione persa Oggi l’ ospedale sarebbe utile»

longone al segrino il sindaco castelnuovo rivela l’ idea di utilizzarlo pensata con alcuni colleghi «ci abbiamo pensato all’ inizio dell’ emergenza, ma purtroppo adesso non ci sono le condizioni»
Quando si parla di tagli alla sanità, nell’ Erbese l’ immagine più emblematica è quella del Beldosso:il presidio ospedaliero dal 2006 è stato dismesso per ospitare, tra l’ altro, la sede staccata del Romagnosi, e l’ ambulatorio della dialisi. Molti degli spazi sono ancora inutilizzati. In questi giorni di coronavirus sulle bocche degli amministratori la vicenda dell’ ex Beldosso è tornata a circolare, ma solo per poche ore, perché alla fine è stato preso atto dell’ impossibilità di riattivare la struttura in un momento di emergenza sanitaria. Il sindaco di Longone al Segrino ne ha parlato, ma non ci sono le condizioni. Poteva essere un modo per alleviare il peso dei degenti sul Fatebenefratelli. La riabilitazione Al Beldosso fino al 2005 c’ era una struttura sanitaria di quasi 30mila metri quadrati con 90mila metri quadrati complessivi. Quando è iniziata la protesta per scongiurarne la chiusura i numeri erano di rilievo. Scriveva nel maggio del 2006 “La Provincia di Como” traendo i dati da un esposto del Codacons: «Significativi appaiono i dati del 2005, certamente molto più legati all’ ambito locale territoriale. Ad esempio quelli relativi ai 1.132 utenti del servizio ambulatoriale di riabilitazione, dei quali 3/4 provengono dall’ Erbese, come buona parte dei 3.679 del servizio radiologia». In una struttura per altro da poco rinnovata: «La Regione solo nel 2001 ha riconosciuto un premio qualità del valore di un miliardo di lire e fino a tutto il 2001 sono stati effettuati interventi di ristrutturazione che hanno comportato la spesa di 10 miliardi delle vecchie lire». Il primo cittadino di Longone al Segrino ammette che in questi giorni si sia tornati a parlare di quello che è ormai chiamato l’ ex Beldosso: «Ne abbiamo parlato fra sindaci nei primi giorni dell’ emergenza per valutare la possibilità di riattivarlo almeno parzialmente ma non ci sono le condizioni – spiega Carlo Castelnuovo – C’ ero quando facevano i picchetti e sfilavano i dipendenti, è chiaro che era meglio tenerlo aperto. Purtroppo si è arrivati ad altre conclusioni, anche motivate, era una struttura molto vecchia e ricordo si parlava 400mila euro solo per il riscaldamento». Potenzialità Però c’ è rammarico per come è finita. «È una struttura con potenzialità favolose in una posizione splendida. Se si fosse tenuto aperto sarebbe stato un supporto non indifferente per il territorio anche in questo momento, ma purtroppo l’ hanno chiuso. Naturalmente allora nessuno poteva aspettarsi un’ emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo». Per il paese il colpo è stato notevole: «In tanti hanno dovuto spostare il luogo di lavoro e poi l’ indotto conseguente, bisogna anche dire però che ora all’ interno ci sono le scuole che non sfruttano però le potenzialità dell’ area. Entrando nello splendido parco ti rendi però conto che le aeree dismesse sono ormai difficilmente recuperabili».
giovanni cristiani

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