26 Ottobre 2007

Beffata l?Antitrust, saltano i controlli

Beffata l?Antitrust, saltano i controlli: rincari anche per mozzarella e carne. I consumatori: a Natale altra stangata






Spaghetti e penne hanno già superato i due euro al chilo e si avviano a conoscere un?ulteriore stangata, giusto il tempo di esaurire le scorte in magazzino e incollare sui pacchi sui pacchi il nuovo cartellino del prezzo. La pasta artigianale, in formato extralarge o arricchita di condimenti nell?impasto, viaggia sui 4,80 euro ed è ormai privilegio di pochi. Da diversi quartieri della città, a Posillipo come nella periferia nord, si segnala il rincaro dell?olio di semi (fino a 1,75 euro al litro, prima non si superava quota 1,50) e della mozzarella (fino a 15 euro al chilo, in precedenza il limite massimo era di 13 euro). Il pane continua la sua ascesa libera, non mancano ritocchi sulle uova, per il latte c?è soltanto da aspettare qualche giorno. E mentre la carne di vitello si attesta su un aumento del quindici per cento in media, sulla tavola a peso d?oro fa il suo ingresso trionfale anche il pollo, alimento «povero» per eccellenza: dai cinque euro al chilo siamo arrivati a sette e non sembra che la tendenza al rialzo sia destinata a invertirsi. Il bollettino del carovita lascia poco spazio al sorriso, né c?è da illudersi che arrivati a questo punto si possa soltanto migliorare. Per metà novembre, spiegano gli addetti ai lavori, avremo coscienza piena della stangata: è una spirale non si ferma e che, dopo le materie prime, avvolgerà tutti i prodotti lavorati. Gli agricoltori tengono a far sapere che il prezzo del grano è sempre fermo, ma il lievitare dei costi nelle fabbriche di farina e di mangimi innesca nella filiera un?esplosione a catena. Ma non di soli alimenti si nutre la stangata. I detersivi costano di più, scope e stracci costano di più, la carta igienica costa di più. L?Antitrust indaga su possibili «cartelli» tra produttori per spingere i costi verso l?alto. Le forze dell?ordine danno la caccia alle industrie alimentari della camorra, che approfitta del caos per inquinare il mercato e tirar fuori il massimo profitto. Nella sede della Provincia continuano a riunirsi rappresentanti dei consumatori, dell?Ascom, degli agricoltori, dei panificatori e via discorrendo alla ricerca di una soluzione che non c?è, perché nessuna categoria si sente immune dal carovita. I prezzi intanto continuano a salire e, in modo direttamente proporzionale, diminuiscono i consumi: chi comprava un chilo di pasta ora ne compra mezzo chilo; chi comprava il panino integrale, perché è gustoso e fa pure bene alla salute, ora deve adattarsi alla rosetta. «Ai cittadini possiamo dare soltanto un consiglio – interviene con amarezza Benedetto Di Meglio, presidente regionale Federconsumatori – cercate di risparmiare adesso, se potete, perché portare qualcosa in tavola a Natale sarà veramente difficile. La situazione è critica, vedo solo due vie d?uscita: o si riducono le tasse ai negozianti di vicinato, in modo che possano tenere i prezzi bassi come per fortuna avviene nei centri di grande distribuzione, o si aumentano gli stipendi e le pensioni. Quello che mi preoccupa, di fronte a una crisi così profonda, è l?indifferenza del Comune. Prima organizzava tavoli di confronto tra le categorie; ora non fa più nemmeno quello». Carovita e non solo. Come rivela un?inchiesta dell?agenzia on line «Help consumatori», il costo di un funerale con ditte private è aumentato da 2.300 a 2.700 euro nel giro di un anno: Napoli conquista così il quarto posto della classifica nazionale dopo Milano (4mila euro), Torino (3.460) e Palermo (3mila). E ancora la denuncia del Codacons sugli affitti in nero agli studenti unviersitari, che pure ci vede ben piazzati con una tariffa mensile compresa tra i 280 e i 350 euro. L?unica consolazione per i fuori sede è sapere che va peggio a Roma (450-650 euro), Venezia (450-550), Firenze (350-500), Torino (350-500), Pavia (350-450) e Bologna (350-450).

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