31 Gennaio 2020

Beffa mascherine in farmacia: prodotte a Wuhan

Sarà il panico, il «non si sa mai» o il «meglio prevenire che curare» della saggezza popolare ma in Italia, e non solo da noi, c’ è la corsa alle mascherine. Segnalano l’ esaurimento a Napoli, all’ aeroporto della Malpensa, a Udine, a Roma. Il Codacons segnala persino rincari applicati alle mascherine protettive in Italia «fino a 0,50 euro ad articolo, con un ricarico del 400% rispetto ai listini prima dell’ emergenza sanitaria». Probabilmente per niente visto che, ha osservato su Business Insider Eric Toner della Johns Hopkins Center for Health Security «le mascherine mediche non creano alcun danno ma è improbabile che siano efficaci nel prevenire» il contagio. Anzi possono perfino essere dannose se male utilizzate. Un esperto dell’ Università di Pechino, Wang Yudedan, ha anche esortato ad evitare le mascherine dotate di una valvola di sfiato perchè favorirebbero l’ accumulo di virus. Se la trovi però scopri la beffa: sul retro della confezione, come illustriamo nella foto qui sotto, c’ è scritto dove è stata prodotta e non sai se ridere o pianger: Wuhan, Hubei, China. Cioè l’ epicentro del virus. Non aiuta di certo a sentirsi più tranquilli. Se non fosse cinese sembrerebbe una classica situazione all’ italiana. Allarme o no la Cina ha deciso di riprendere la produzione delle mascherine perchè lì sono più introvabili di qui. Il Giornale del Popolo, organo ufficiale del governo, ha fatto sapere che da lunedì 3 febbraio, primo giorno di lavoro superate le festività per il Capodanno lunare, riprenderà a pieno ritmo la produzione: fino alla fine di febbraio, ne verranno prodotte 180 milioni al giorno. L’ importante è che non ci rimandino quelle di Wuhan.

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