3 Agosto 2011

Beffa del bonus bebè Codacons denuncia Ministero

Sulla vicenda del Bonus bebè ed in particolare sulla richiesta perentoria e aggressiva che il Ministero dell’ Economia e delle Finanze ha inoltrato ad 8000 famiglie chiedendo loro di restituire i mille euro percepiti, il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica ipotizzando il reato di violenza privata (art. 610 Cod. Pen.). Non solo, ma il Codacons chiede una sanatoria, dato che fu fatta, sempre sullo stesso argomento, per gli immigrati. Nella legge finanziaria del 2007, infatti, Legge n. 296 del 27 dicembre 2006, all’ art. 1 comma 1287 era scritto che "le somme di cui all’ articolo 1, comma 333, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, erogate in favore di soggetti sprovvisti del requisito di cittadinanza italiana, ovvero comunitaria, non sono ripetibili" ossia gli immigrati non dovevano restituire nulla. Sarebbe, quindi, incredibile se quello che valeva per gli immigrati non dovesse valere anche per gli italiani, visto che l’ errore è sempre lo stesso: l’ assoluta buona fede di chi ha creduto alla lettera ingannevole del Premier mandata a casaccio anche a chi non ne aveva diritto (il Codacons, lo ricordiamo, ha denunciato la lettera per ingannevolezza all’ Antitrust). Non solo, ma per gli immigrati erano state sanate persino le ordinanze ingiunzioni emesse, mentre per ora si tratta solo di una lettera del Ministero. Per par condicio, dunque, quanto il Governo ha fatto nel 2006 per gli immigrati va fatto ora anche per i cittadini italiani, che altrimenti sarebbero ingiustamente discriminati. Inoltre è indispensabile una immediata circolare del ministro Tremonti che blocchi immediatamente le sedi periferiche del Ministero dall’ inviare alla Procura competente per territorio la segnalazione di eventuali reati, dato che ci risulta che alcuni solerti burocrati locali stiano già procedendo in tal senso. Se così non fosse, infatti, le Procure sarebbero intasate da 8000 processi, tutti assolutamente e rigorosamente inutili, dato che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40548 del 30 ottobre 2008, ha già assolto una mamma romena che aveva incassato il bonus bebè, sia per l’ assoluta buona fede sia, soprattutto, perché la lettera firmata da Berlusconi la invitava a riscuotere l’ assegno ("atteso che il giudicante … si recò all’ ufficio postale per incassare il sussidio, in quanto destinataria di una lettera fattale recapitare per iniziativa del Governo" è scritto nella sentenza della Corte di Cassazione). Come se non bastasse, inoltre, il Parlamento, con la Legge n. 241 del 31 luglio 2006, ha approvato l’ indulto per i reati commessi fino al 2 maggio del 2006, indulto, però, che, estinguendo la pena e non il reato, implica ugualmente la celebrazione del processo in tutte le sue fasi. Insomma, se il ministero procedesse sul piano penale sarebbero inutilmente intasate le aule di giustizia e si tratterebbe di una inutile spesa e di uno spreco ingente di denaro, per il quale il Codacons annuncia fin d’ ora l’ intenzione di procedere con un esposto alla Corte dei Conti. Rispetto al reato penale ipotizzato di violenza privata si ricorda che ai fini della configurabilità del delitto il requisito della violenza si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione l’ offeso, il quale sia, pertanto, costretto a fare, tollerare o omettere qualcosa contro la propria volontà, come restituire il bonus nonostante numerose sentenze abbiano stabilito l’ irripetibilità delle somme percepite e utilizzate per esigenze alimentari e famigliari (ad es. sentenza Cassazione Civile, Sez. I°, 20/03/2009 n. 6864). Nel frattempo fioccano le segnalazioni dei consumatori. Battuto ogni record di superamento della soglia di 50.000 euro lordi. Un signore della Provincia di Como a cui il Ministero ha intimato di restituire i mille euro, ha superato il tetto di appena 3 euro, per la precisione 3 euro e 84 centesimi. © riproduzione riservata.
 

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