13 Gennaio 2008

Bds, il repulisti di profumo

Palermo L`ad di Unicredit fissa l`incontro con il governatore e Puglisi.
Sondaggi in Confindustria per il cda.
Miccichè: “La politica ha rovinato tutto“
Bds, il repulisti di Profumo Martedì le nomine, spuntano i nomi di Caletti e Imperatori
Il forzista Schifani “Referendum popolare per rinunciare alla quota della Regione“
Russo, Pd: “Disgustato per il coinvolgimento di qualcuno dei nostri nella parentopoli“
Tanasi, Codacons lancia la class action “Il territorio siciliano non è una pattumiera“

Gianfranco Imperatori, Cesare Caletti e imprenditori legati più o meno a Confindustria: per il nuovo consiglio d`amministrazione del Banco di Sicilia impazza il toto-nomine, mentre continuano le polemiche sulla parentopoli di piazzale Ungheria che ha irritato non poco gli uomini di Unicredit. Martedì sarà un giorno decisivo per le sorti del Bds. L`ad della holding, Alessandro Profumo ha convocato un comitato nomine della capogruppo, e in mattinata incontrerà il governatore Salvatore Cuffaro e il presidente della Fondazione, Gianni Puglisi. L`obiettivo di Profumo, dopo che mercoledì scorso il cda guidato dal presidente Salvatore Mancuso ha nominato un nuovo direttore generale (Giuseppe Lopes) non riconosciuto da Unicredit, punta ad azzerare tutto il board. A partire da chi ha partecipato al cda: i quattro consiglieri in quota Regione e Fondazione, Marcello Massinelli, Vincenzo Viola, Giuseppe Mineo e Giuseppe Reina. Unicredit chiederà anche la testa dell`amministratore delegato Beniamino Anselmi, che collegandosi dalla Patagonia ha fatto raggiungere il numero legale. Profumo però ha un problema: la convenzione in scadenza a luglio, che prevede la nomina di quattro consiglieri da parte di Regione e Fondazione, è ancora valida? “Premesso che Profumo ha già annunciato che questa convenzione non sarà rinnovata, i nostri avvocati stanno studiando il testo“, dicono da piazza Cordusio. Nel frattempo, gli uomini di Unicredit stanno cercando figure che possano sostituire subito Mancuso e Anselmi. Già da diverse settimane era stato contattato Cesare Caletti, ex presidente del Banco dal `93 al `98 e poi dal 2000 al 2003. Dalla Sicilia invece rimbalza il nome di Gianfranco Imperatori, che tra il 1999 e il 2000 è stato con Mediocredito centrale amministratore del Banco. Imperatori, attualmente segretario generale dell`associazione culturale Civita, sarebbe gradito sia al presidente della Fondazione Bds, Puglisi, che al presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello: entrambi sono sponsor di Civita nell`Isola. Tra gli imprenditori, anche la famiglia Rallo, patron dell`etichetta Donnafugata, potrebbe essere sondata per una eventuale disponibilità a entrare nel cda. Per la figura di amministratore delegato, invece, Unicredit dovrebbe puntare sul direttore generale spodestato da Mancuso, Roberto Bertola, o sui vice di Profumo, Roberto Nicastro e Paolo Fiorentino. Il vice presidente nazionale di Confindustria, Ettore Artioli, chiede “che la vicenda venga chiusa al più presto“. Puglisi è fiducioso: “L`incontro di martedì sarà positivo, senza penalizzazioni né per l`azienda né per la qualità dei professionisti che vi lavorano“, dice il presidente della Fondazione, che comunque teme il danno d`immagine causato dalle 22 assunzioni al Banco del dicembre scorso di figli e parenti di esponenti politici, magistrati e sindacalisti. Assunzioni che hanno irrigidito ancora di più la posizione di Unicredit, che non “gradisce questa ingerenza della politica“. Sul caso assunzioni ieri è tornato il presidente forzista dell`Ars, Gianfranco Micciché: “La politica sta rovinando questa battaglia in difesa delle professionalità interne del Banco“, scrive nel suo blog. Il vice coordinatore del Partito Democratico siciliano, Tonino Russo, si dice “disgustato per ciò che ha appreso dalla stampa rispetto al coinvolgimento di qualche esponente, anche del Pd, nelle assunzioni di familiari“. Il riferimento è al deputato regionale Calogero Speziale, coinvolto nella vicenda per l`assunzione della fidanzata del figlio. Il senatore forzista Renato Schifani chiede infine che si faccia un referendum per “far scegliere ai siciliani se la Regione debba a questo punto rimanere o meno in Unicredit“.

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