17 Giugno 2003

Battuti, ma non rassegnati



Il primo colpo l`ha dato la Corte Costituzionale che, in gennaio, ha ammesso solo il quesito sugli elettrodotti, bocciando, con motivazioni ridicole, gli altri due referendum ambientalisti, per ognuno dei quali, l`estate scorsa, abbiamo raccolto quasi 600.000 sudatissime firme: uno sull`eliminazione dei veleni dai cibi e l`altro contro l`incenerimento dei rifiuti. In particolare, sul primo quesito la Corte (estensore della sentenza il suo vicepresidente, Zagrebelsky) ha scritto delle falsità colossali, che abbiamo segnalato subito al Presidente della Repubblica, ma contro cui non c`è alcuna possibilità di ricorso.

Il secondo colpo l`ha dato il governo fissando la data del referendum nell`ultimo giorno possibile, il 15 giugno, in piene vacanze, col sole che porta via dalle città chiunque possa muoversi. Poteva benissimo associarlo alla tornata delle elezioni amministrative, il 25 maggio, risparmiando anche un bel po` di soldi, ma così si sarebbe favorito il raggiungimento del quorum, mentre spostando tutto ad una terza domenica di votazioni (dopo i ballottaggi), l`assenteismo era automatico.

Il terzo colpo, quello più duro da digerire, l`hanno dato Rutelli, Fassino, Livia Turco, Treu, Cofferati ecc. col loro invito demenziale e irresponsabile a disertare le urne. Craxi ha fatto scuola; i più accaniti astensionisti sono stati i Socialdemocratici dello Sdi, grandi frequentatori di tribune referendarie con nulla da dire se non l`invito ai cittadini a non difendere i loro diritti e la loro salute; sono gli stessi che negli ultimi anni hanno stretto un`alleanza elettorale, col simbolo del Girasole, con i verdi di Pecoraro…

Il quarto colpo l`hanno aggiunto la grandissima parte di giornali e televisioni che, fin dal giorno della sentenza della Corte Costituzionale, hanno parlato di «un referendum», quello sull`art. 18, e solo di quello.

Di tutta la stampa italiana, quel giorno, un solo quotidiano, l`Avvenire, ha scritto nel titolo principale di «due Referendum». Gli altri mezzi di comunicazione, dal Corriere a Repubblica, dalla Rai a Fininvest, hanno letteralmente cancellato il referendum sugli elettrodotti.

Si è cominciato a parlarne solo nell`ultimo mese, in particolare con le tribune referendarie della Rai; ma in Rai, comunque, ci sono due pesi e due misure; all`art.18 si dedica una trasmissione di Porta a Porta, agli elettrodotti no; nella puntata di Ballarò dedicata ai referendum, il conduttore si è arrogato il diritto (dichiarandolo apertamente in trasmissione) di dedicare tre quarti del tempo all`art.18 e solo un quarto agli elettrodotti.

Ora non possiamo farci prendere in giro dai pifferai della politica e dell`informazione che, dopo aver lavorato alacremente per far saltare il quorum, ci vengono a dire che «la gente non partecipa, i temi erano mal posti, i referendum sono abusati ecc. ecc.» Dobbiamo ammetterlo; ci hanno schiacciato, ma le nostre forze, quelle dei cittadini e delle cittadine, dei comitati, delle associazioni, erano veramente impari rispetto al complesso di tutti i partiti del centro-destra (solo Bossi, timidamente, negli ultimi giorni, aveva detto di votare Sì per gli elettrodotti), Margherita, gran parte dei Ds (che pena i miei amici diessini costretti sulle posizioni di Berlusconi!), Sdi, Rai, Fininvest, stampa nazionale e gran parte delle radio e Tv locali.

Ma non è finita qui: la battaglia contro l`elettrosmog continua, facendo tesoro dell`enorme rete di contatti che questa campagna referendaria ha creato o rafforzato, anche con i suoi dieci milioni di Sì.

L`agenda è già fitta: dall`opposizione al mega-elettrodotto Lienz (Austria) – Belluno – Cordignano (Treviso) – Venezia, inserito dal Ciope nelle priorità della Legge Obbiettivo, alla difesa delle leggi regionali di Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Campania, che fissano un limite massimo di campo magnetico da elettrodotto 50 volte più basso di quello nazionale; 0,2 micro Tesla invece dei 10 Gasparri e Matteoli.

Ci aspettano decine e decine di battaglie legali e nonviolente, per imporre la bonifica di situazioni che da anni o decenni gridano vendetta, assieme a Codacons, Conacem, Gaia club e a tutte la associazioni e i comitati che tutelano la nostra salute. Tutto questo, sempre più lontani dagli stupidi giochi dei partiti sulla pelle dei cittadini.

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