30 Maggio 2011

Batterio killer, contagi in tutta Europa

Batterio killer, contagi in tutta Europa
 

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID – L’ unico caso spagnolo di contagio da batterio E. coli è quello di un’ atleta di Valladolid, Elena Espeso, colpita dalle conseguenze dell’ infezione in piena maratona. Ad Amburgo, però, domenica scorsa. E non aveva mangiato cetrioli. Però sì, ammette, pomodori crudi. Ricoverata in Germania, ha già superato la fase acuta della diarrea emorragica che l’ ha colta al 23esimo chilometro della corsa. Un campo agricolo di Almeria, nel sud della Spagna, continua a essere il principale indiziato come luogo d’ origine dell’ epidemia che sta tenendo in scacco l’ Europa, con dieci morti per diarrea emorragica e insufficienza renale nell’ area di Amburgo, dove altre 467 persone sono ricoverate con la stessa sindrome, e centinaia di altri casi sparsi nel nord della Germania, in Olanda, in Svizzera, in Svezia, in Gran Bretagna, nella Repubblica Ceca e in Austria. Sotto osservazione tre persone in Francia. Tutti i pazienti, tedeschi o no, hanno però in comune un passaggio, anche solo di pochi giorni, nella zona più colpita, attorno ad Amburgo. La tossina ha risparmiato, per ora, gli italiani e l’ Italia. Il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha spiegato che il nostro Paese è in contatto con la Commissione europea e che «i Nas sono stati allertati per individuare eventuali arrivi di cetrioli contaminati» . A ogni buon conto il Codacons chiede alle autorità sanitarie di chiudere le frontiere all’ importazione di verdure dalla Spagna e dal resto d’ Europa, promuovendo piuttosto il consumo nazionale. Sarebbe solamente una precauzione, perché non è stato finora individuato il punto della catena, dalla pianta al piatto, in cui la tossina killer è riuscita a introdursi nella partita di cetrioli, nati in Spagna e venduti in Germania, provocando in una settimana molte più infezioni da «Escherichia coli» di quante il Paese ne registri in un anno e mezzo. La «crisi del pepino» preoccupa le autorità spagnole più per le conseguenze economiche che per quelle sanitarie: 200 mila cetrioli sono già finiti al macero. Ma finché la ricostruzione del percorso della partita incriminata, dalle serre ecologiche di Almeria al mercato di Amburgo, non sarà stata esaminata in ogni suo singolo passaggio per capire quando e dove si è incrinato il dispositivo di controllo e si è verificata la contaminazione, i coltivatori spagnoli non si sentono più responsabili (o sospettabili) dei camionisti, dei magazzinieri, dei commercianti e di tutti gli altri intermediari che hanno maneggiato il carico. Da Almeria produttori e rivenditori minacciano di passare al contrattacco con cause milionarie se si dovesse accertare che il terreno, l’ acqua per l’ irrigazione e le altre strutture dell’ azienda agricola sono «pulite» e scagionate: «In 24 ore ci è stato demolito il lavoro di 15 anni» . In mancanza di certezze sul focolaio di partenza, la «crisi del cetriolo» e degli ortaggi in generale si è estesa a tutto il continente, Italia inclusa, frenando, se non addirittura bloccando, le esportazioni: la Germania non vuole saperne di frutta e verdura proveniente dall’ estero e, secondo i dati della Coldiretti, si chiude così un mercato che rende solo all’ Italia 460 milioni l’ anno. Le analisi sui campioni prelevati nelle serre spagnole dovrebbero essere pronti per domani o dopodomani, mentre oggi a Berlino è previsto un vertice straordinario per esaminare i dati già a disposizione sull’ emergenza sanitaria causata dal batterio. Parteciperanno rappresentanti del governo di Angela Merkel, degli Stati federati tedeschi e delle autorità sanitarie. La Spagna continua invece a ostentare tranquillità: il governo esclude che i colpevoli siano i coltivatori o i distributori andalusi, accusa le autorità tedesche di «irresponsabilità» .  © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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