19 Settembre 2013

Battaglia sull’aumento Iva La Cgia: “Segnale negativo” Fassina: “Fu deciso dal Pdl” Brunetta: “No, da Monti”

Battaglia sull’aumento Iva La Cgia: “Segnale negativo” Fassina: “Fu deciso dal Pdl” Brunetta: “No, da Monti”

Roma, 19 settembre 2013 – Nel bel mezzo della ‘battaglia’ sull’aumento dell’Iva, agli appelli di Pdl, Pd, Codacons e Confcommercio si aggiunge oggi quello del presidente della Cgia di mestre Giuseppe Bortolussi. Intanto il ministro Fassina ‘graffia’ il Pdl sull’Imu, ricevendo l’immediata risposta di Brunetta. E un altro allarme arriva dalle Coop: “A rischio
FASSINA – “Ci confrontiamo con l’ostilità del Pdl che per privilegiare i più ricchi fa ricadere su tutti e in particolare sulle famiglie più in difficoltà l’aumento dell’Iva – attacca in un’intervista a Radio Capital, il viceministro dell’Economia, Stefano Fassima – Per Brunetta è facile fare demagogia nei talk show e nei comunicati. Ma di fronte al bilancio ci sono scelte da fare”.
“Il primo aumento dell’Iva è stato deciso dal governo Berlusconi nel settembre 2011 – continua Fassina – Se era così facile da evitare si poteva fare allora. Brunetta è in campagna elettorale permanente”, aggiunge, sottolineando che “ci sono le condizioni per evitare” un aumento delle tasse in caso di mancata copertura dell’Imu: “la fonte principale di copertura per l’abolizione della prima rata Imu è l’Iva sui pagamenti, in ritardo, della PA alle imprese e su questo stiamo accelerando il più possibile”.
BRUNETTA – Renato Brunetta ha auspicato uno sforzo congiunto delle forze di maggioranza per trovare le coperture delle riforme fiscali del governo, ma è tornato a chiarire che l’Iva non si tocca. “Al governo tutta la disponibilità del Pdl, come già numerose volte avvenuto, a ragionare con serietà sulle decisioni da prendere di politica economica, ma gli impegni del presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel discorso su cui ha ottenuto la fiducia delle Camere lo scorso 29 aprile erano chiari: ‘rinunciare all’inasprimento dell’Iva’; ‘superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa’; ‘generale riduzione del costo del lavoro e del peso fiscale’”, ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl alla Camera.
“Assolutamente d’accordo con il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, anche perché quella da lui espressa oggi è sempre stata la nostra posizione. Molto meno d’accordo con le considerazioni di segno opposto del viceministro Stefano Fassina, che dimentica la circostanza che a decidere l’aumento dell’Iva non fu il governo Berlusconi, bensi’ il governo Monti”, ha tenuto a chiarire Brunetta.
SOS DELLA CGIA – “Siamo ancora convinti che l’aumento dell’Iva sia una cosa da evitare. Mettendola inoltre insieme alle altre tasse”, diventa pesante da sostenere per gli italiani, dice Bortolussi a ‘La telefonata di Belpietro’ su Canale5.
“Il problema vero è: vogliamo aumentare la produzione, vogliamo aumentare i comsumi? Se aumentiamo l’Iva diamo un segnale sbagliato”, ha spiegato Bortolussi. “Con l’aumento dell’Iva noi ritorneremmo a un segnale negativo, -4%, -3%, come l’anno scorso”, ha aggiunto ancora Bortolussi.
GRIDO DI DOLORE COOP – “Se dovesse scattare dal primo gennaio 2014 il previsto aumento dell’Iva dal 4 al 10% sui settori dei servizi socio sanitari ed educativi potrebbero perdere il posto di lavoro 42800 operatori e verrebbero a mancare i servizi finora erogati a 500mila cittadini”, ha detto il presidente della Confcooperative, Maurizio Gardini, a margine del convegno organizzato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane alla Camera dei Deputati.
L’aumento dell’Iva, argomenta Giuseppe Guerini portavoce dell’Alleanza, comporterebbe un aggravio dei costi a carico dei comuni di 100 milioni, che comunque verrebbero riassorbiti nella partita di giro con lo Stato e 50 milioni per le famiglie dei soggetti piu’ deboli. Infatti tra i servizi potenzialmente maggiormente penalizzati dai tagli ci sono quelli educativi per i minori, come gli asili e le attivita’ di sostegno scolastico in particolare ai disabili.Poi le prestazioni per i non autosufficienti, come l’assistenza domiciliare e le residenze protette. Inoltre saranno colpite tutte le cooperative attive nell’accoglienza di tossicodipendenti, tutti i centri diurni per disabili e i servizi di segretariato sociale per il disagio adulto e quello di minori a rischio. “Per evitare queste gravi ripercussioni sul welfare – sottolinea Guerini – basterebbe erogare 50 milioni di euro per evitare lo scatto dell’Iva”.
L’ANALISI – Se entro il prossimo 1 ottobre scatterà l`aumento dell`Iva dal 21 al 22%, “siamo destinati a staccare tutti e ad aggiudicarci la palma dei più tartassati da questa imposta tra i principali Paesi dell`area dell`euro”. Attualmente, fa notare la Cgia, “l`Italia condivide con il Belgio, la Spagna e l`Olanda il primato dell`aliquota ordinaria più elevata (21%), seguono Austria (20%), Francia (19,6%) e Germania (19%)”.
“Come è possibile – si chiede Bortolussi – non riuscire a recuperare un miliardo di euro all`interno di una spesa pubblica complessiva della nostra Pubblica amministrazione che ammonta ad oltre 810 miliardi di euro? Per il 2014 ricordo, in risposta a uno dei quesiti fatti da un membro delle Commissioni speciali riunite di Camera e Senato, che nell`audizione parlamentare del 2 maggio di quest`anno il ministro Saccomanni ha avuto modo di ricordare che l`uscita dalla procedura di infrazione consentirebbe al nostro Paese di dedurre i cofinanziamenti interni dall`utilizzo dei fondi strutturali. Con il raggiungimento di questo obiettivo avremmo a disposizione tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Ora – conclude Bortolussi – visto che non siamo più nel mirino dei tecnici di Bruxelles, non potremmo usufruire di questo tesoretto per recuperare i 4 miliardi necessari per evitare il ritocco all`insù dell`Iva nel 2014?”.
Infine, ricorda la Cgia, “in termini assoluti saranno i percettori di redditi elevati a subire l`aggravio di imposta più pesante. Infatti, ad una maggiore disponibilità economica si accompagna una più elevata capacità di spesa. Tuttavia, la situazione si trasforma completamente se si confronta, come ha fatto l`Ufficio studi della Cgia, l`incidenza percentuale dell`aumento dell`Iva sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia. Ebbene, l`eventuale aumento dell`imposta peserà maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, inoltre, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori”.

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