15 Dicembre 2019

Batoste con il photored: primo stop del prefetto

 

Maurizio TARANTINO «L’ autovelox è utilizzato troppo spesso in maniera strumentale dai Comuni, soprattutto per fare cassa». È il messaggio delle associazioni dei consumatori che da sempre, cercano, a suon di ricorsi, di accompagnare il cittadino nei meandri della giustizia, per evitare un salasso che pesa. Contestando, ovviamente, l’ operato dei sindaci. «La situazione – spiega il referente del Codacons Lecce, l’ avvocato Cristian Marchello – non è cambiato molto rispetto al passato. Il sospetto che vengano usati per fare cassa è sempre presente, anche se da parte nostra non c’ è un incitamento ad andare contro le leggi, anzi. Ma è innegabile che ci siano situazioni al limite come a San Cesario dove i giudici prima e il prefetto adesso sono dovuti intervenire per chiarire aspetti poco chiari. Riponiamo grande fiducia nei giudici di pace, anche se il più delle volte i ricorsi non avvengono per ragioni economiche, ma per evitare la decurtazione dei punti che servono per circolare con la patente». Marchello sottolinea che sono tante le indicazioni anomale: «Ci sono i dispositivi non segnalati, oppure messi su strade con limiti troppo bassi. Ogni caso va valutato singolarmente e non si può agire in maniera indiscriminata, soprattutto se ci sono dei limiti pensati per salvare delle vite. È altrettanto vero, però, che l’ abuso utilizzato per fare cassa è sgradevole e molte amministrazioni giocano su questo fatto rendendo di fatto l’ utilizzo dell’ auto un calvario senza fine». Un punto di vista condiviso anche dall’ avvocato Antonio Tanza, referente salentino di Adusbef che parla di strategia da parte dei Comuni: «Per come i dispositivi sono piazzati sulle strade, non si può non pensare che la logica sia quella di fare introiti. La Polizia, invece, utilizza un sistema diverso, più chiaro, facendo controlli a campione, tanto che su quelle strade si è al corrente del rischio. La strumentazione fissa, invece, prescinde da questo e punta al portafoglio delle famiglie». Tanza insiste sul caso San Cesario: «Multe annullate perché recapitate ad un indirizzo sbagliato e viene da pensare male visto che le infrazioni risalgono al 2018. C’ è poca trasparenza, si tratta di abusi che vengono mal tollerati dai cittadini, utilizzando questi strumenti per fare cassa. E il fattore primario che dovrebbe essere l’ educazione risulta nullo. Si fanno multe addirittura perché con le gomme si supera la linea di mezzeria. È facile cambiare corsia o invadere la corsia. Morale della favola: si inficia l’ utilità di uno strumento nato per fare dissuasione. Si potrebbero anche attivare i segnalatori di velocità». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this