19 Novembre 2012

Basta attese inutili ecco la app italiana che elimina le code

Basta attese inutili ecco la app italiana che elimina le code

 

L’ ideale sarebbe che le file non ci fossero più, abolite da servizi pubblici e privati finalmente efficienti e trasferiti sui personal computer di casa o sui telefonini. È questo del resto uno degli obiettivi della Agenda digitale cheilgovernohaapprovatoloscorso 4 ottobre nel secondo “Decreto Crescita” ed attualmente all’ esame del Senato. Ma ci vorrà tempo perché le norme diventino vita quotidiana. Intanto c’ è Qurami. È una applicazione per telefonino che promette di eliminare le file. Anzi, elimina l’ attesa. Funziona così: si collega con i dispositivi che danno i numeretti e ti informa via via dello stato della fila, quante persone hai davanti e quanto tempo dovresti attendere lì in piedi; e invece con Qurami quel tempo magicamente te lo riprendi per leggere qualcosa, fare shopping o bere un caffè. E quando sul telefonino ti apparirà il messaggio che è il tuo turno, ti ripresenti allo sportello. Stress: zero. Qurami è in funzione per tutti dal 10 ottobre ma sono due anni e mezzo che il suo inventore ci lavora: Roberto Macina era ancora uno studenteiningegneriainformatica a Roma Tre e stava in fila da più di un’ ora per consegnare la domanda di laurea alla segreteria. Si disse: «Possibile che nel 2010 non esista una app che mi eviti di stare fermo qui a perdere tempo?». Non c’ era: decise di farla, sarebbe stata la sua startup, la sua impresa. L’ ha chiamata Qurami, un incrocio fra la parola inglese ” queue, fila” e l’ espressione italiana “curami”. “Curare la fila” è l’ obiettivo dichiarato. E quasi subito ha trovato centomila euro di finanziamento dall’ incubatore romano Enlabs per partire. Il tema è più grosso di quel che sembra da tutti i punti di vista. «La fila fa parte della socialità umana, impossibileeliminarladoverosolimitarla » osserva Marco Managò chehasvisceratoilfenomenonellibro “Gli italiani in fila”. Secondo una recente indagine, in fila si perdono 400 ore l’ anno, praticamente cinque anni della nostra vita. E vistoche”iltempoèdenaro”ilCodacons ha provato a calcolare quanto ci costi questa perdita di tempo e ha sparato la cifra di 40 miliardi di euro. Quando si parla di file, un ruolo nient’ affatto minore va agli incolonnamenti in automobile, ma secondo l’ indagine precedente, la metà del “tempo perduto” lo perdiamo negli uffici pubblici, con un numeretto in mano. E qui interviene Qurami. Per far funzionare la sua app, Macina aveva bisogno della collaborazione degli uffici pubblici, quelli dove la gente sta in fila. «Le prime risposte furono: grazie, non ci serve» ricorda Macina. Poi è arrivato il primo cliente: la Luiss, l’ università di Confindustria a Roma. E Qurami è decollata: in pochi mesi sono stati siglati accordi con le altre tre università romane (la Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre), i comuni di Firenze e Trieste, le province di Roma e Milano, la Camera di Commercio di Milano, l’ azienda ospedaliera Careggi di Firenze e, udite udite!, Trenitalia, tutte le stazioni dell’ Alta velocità a cominciare da Termini che sarà attiva fra qualche giorno. In cima alla lista delle segnalazioni fatte al sito, ci sono Poste Italiane e Inps: il progetto è già stato presentato loro e i negoziati sono ancora in corso. Perché una azienda o una amministrazione pubblica dovrebbe aderire? Per molte ragioni, secondo Macina: «Perché aumenta la soddisfazione deiclientiperilservizioeperchéc’ è un beneficio per tutti, anche per gli esercizi commerciali limitrofi dove uno può passare il tempo in attesa che arrivi il proprio turno». Per questo Macina sta pensando di offrire Qurami ai brasiliani per i prossimi Mondiali di calcio e le prossime Olimpiadi. Se tutto va bene, la ricerca del tempo perduto in futuro sarà solo un bellissimo libro di Marcel Proust. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

riccardo luna

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