28 Novembre 2018

«Barriere architettoniche nel palazzo, da otto anni aspetto il contributo»

la denuncia di una donna invalida: «mai stata risarcita»
di VINCENZO MALARA «STIA TRANQUILLO, stiamo erogando i fondi dell’ anno passato. Compili la domanda e ce la riconsegni con tutti i giustificativi di spesa». Era il 2010 quando Fausto Carafetta portò in Municipio quanto richiesto, ma da allora – sono passati ben otto anni – sta ancora aspettando i 5mila euro di contributo per il superamento delle barriere architettoniche. Sua moglie Michela Clò quell’ anno fu colpita da un ictus che le fece perdere l’ uso della parola e di un braccio, costringendolo a una scelta alquanto dispendiosa: «Vista la sua invalidità al 100 per cento, per lei diventava impossibile raggiungere il secondo piano con le scale quindi decidemmo di installare un ascensore. La spesa complessiva per il condominio fu di 50mila euro – spiega il signor Fausto mentre ci mostra tutti i documenti – e la nostra parte fu fissata a 16mila euro. L’ impresa edile mi informò che c’ era una legge regionale che copriva parte di queste spese per le famiglie con un invalido e andai in Comune per avere i dettagli. Scoprii che avevo diritto a 5mila euro». Era effettivamente così: il contributo, ancora oggi, è regolato dalla Legge 13/89 e dalla Legge Regionale E.R. 24/2001. Fausto ci racconta la sua disavventura nella sede del Codacons, che da due anni segue la vicenda. Con lui c’ è la moglie Michela che se anche non può proferire parola, conferma con sguardi inequivocabili la loro odissea. La coppia di coniugi non ha voglia di fare guerre e alzare i toni, la loro protesta è pacata, forse fin troppo visti gli otto anni che sono passati dalla richiesta di contributo. «Ai tempi una segretaria in Comune mi rassicurò che la procedura funzionava, ma a questo punto non so cosa pensare. I soldi ci sono? – chiede il signor Fausto -. C’ è una graduatoria come sembra? Se è così posso sapere a che posto sono e a che punto sono arrivati con le erogazioni? Si tratta di 5mila euro, non di pochi spiccioli…». IN EFFETTI l’ uomo ha aspettato sei anni prima di chiedere chiarimenti. Era infatti il 2016 quando si è stancato di non avere notizie e si è rivolto al Codacons per farsi assistere. Lo stesso presidente cittadino e vicepresidente regionale del Codacons, Fabio Galli, ammette di essere spiazzato, soprattutto per le repliche evasive del Comune: «Col nostro legale Massimo Grillenzoni abbiamo inviato due lettere all’ amministrazione, una due anni fa e un’ altra nel 2018 in cui ci è stato risposto che i fondi devono arrivare dalla Regione. In particolare nella loro ultima lettera ci rimandano a quella precedente come a dire ‘ve l’ avevamo già detto, perché chiedete nuovamente le stesse cose?’. Penso che questa famiglia – sottolinea Galli – abbia il diritto di avere quanto gli spetta, specialmente perché la legge c’ è e se domani chiunque volesse compilare la domanda per il superamento delle barriere architettoniche potrebbe farlo regolarmente». CI SONO altri casi? «Al momento non ci risultano – spiega Galli – ma non escludo che facendo emergere questa storia si facciano avanti altri che attendono da tempo il contributo. E’ davvero sconcertante che il tutto risalga al 2010. Mi chiedo se da allora siano state erogate le risorse necessarie o ci troviamo di fronte a un blocco effettivo dei rimborsi da chissà quanto. Se anche la legge è ci competenza regionale, mi aspetto dal Comune una chiarezza maggiore, anche in riferimento alle eventuali graduatorie esistenti».

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