Barricate di cassonetti e autobus “sabotati“ Lo chiamano sciopero
-
fonte:
- L`Unità
Lo chiamano sciopero
Il blitz parte via radio: blocchiamo tutto
Alemanno, Storace e Buontempo fanno sponda
ROVESCIARE cassonetti della spazzatura per impedire il passaggio delle auto e degli autobus non è “scioperare“: è un atto vandalico. Aggredire un fotografo che documenta questo fatto è una violenza, per altro assai mirata, perché i giornalisti sono offesi durante tutta l`assemblea sulla piazza del Campidoglio. Costringere l`azienda di trasporto pubblico a deviare 35 linee non è “scioperare“, ma una prova di forza che mortifica il vivere civile. Perché lo sciopero deve “far male“, ma è un diritto regolato. Per esempio, bisogna darne comunicazione. E questo non avviene, essendo tutto “reattivo“: il centro di Roma è intasato in pochi minuti. Radiotaxi diffonde l`ordine, i cellulari si scambiano lo stesso Sms: tutti a Piazza Venezia. Nella disciplina del diritto di sciopero c`è – per certe categorie – l`assicurazione delle prestazioni indispensabili (i tg “ridotti“ per i giornalisti, le corse verso aeroporti e stazioni per i tassisti): ieri, tutti fermi. Prevede l`indicazione della durata dello sciopero: “Si va ad oltranza“, dicono i duri, a ridosso del Palazzo Senatorio. Intorno, i lungotevere scoppiano, i tram sono in coda. Il rientro a casa dopo il lavoro diventa un`odissea. “Che spettacolo indecente“, lamenta Domenico Tarantini, 33 anni, assistente in uno studio legale. Va alla stazione a piedi. A Fiumicino, viaggiatori di ritorno aspettano taxi inesistenti. Prima di mettere il taccuino sotto il naso dei protagonisti, bisogna chiamare le cose e i fatti con il proprio nome. Per le associazioni dei consumatori non è uno sciopero, né un`assemblea. “È un sabotaggio della vita dei cittadini – fa Legambiente – da parte di una corporazione senza etica che prende in ostaggio le persone“. “L`amministrazione non tratti – suggerisce il Codacons – e riduca le tariffe“. Mentre Cittadinanzattiva è “indignata per la reazione incivile“. I tassisti sono “straincazzati“. Improvvisano comizi sotto il palazzo comunale. La Minerva di fianco alla vasca osserva e se potesse si tapperebbe le orecchie. “Veltroni come Rutelli: sei un infame“. Se il cavallo galoppasse, se ne andrebbe anche Marc`Aurelio: “Semo costretti a rubbà“, urla Davide Bologna, 56 anni, che divide con il fratello Carlo il ruolo di leader dei tassinari. Ha 56 anni, “eravamo nove fratelli – lo scriva – e mio padre ci portava a San Giovanni, Falce e Martello. Veltroni l`ho votato. Adesso se lo vedo gli vomito addosso“. L`assemblea applaude, abusa di “`sti cazzi“ ma si fa seguire. E se nei ricordi affiorano le bandiere rosse, la piazza tira da un`altra parte. Arriva Teodoro Buontempo, “non mollate“, dice ai tassinari. Si fa largo, pacche sulle spalle, lui li arringa con il repertorio da Er Pecora: “Avete di fronte un biscazziere di malaffare, ricattatore: vada Veltroni a guidare i taxi nelle periferie“. Questo è lo spartito. Questa è la nota. Megafono in mano, voce consumata,Loreno Bittarelli, sindacalista dell`Uri, affonda: “Veltroni va a fare comizi a Torino per il Partito Democratico. Poi s`incontra con i partiti per le riforme. E magari va a comprare qualche senatore utile alla causa del governo. A Roma non ci pensa, ci liquida con un ricatto: volete l`aumento? Fatemi aumentare le licenze, 500 taxi in più in giro per Roma“. “Veltroni-Fregoli, anziché occuparsi inutilmente con Casini di legge elettorale, si preoccupi del disastro che sta provocando a Roma con le minacce che ha rivolto ai tassisti. Il suo doppio lavoro sta cominciando a provocare danni enormi“. Questo è invece il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace. Le parole sono le stesse. Del gruppo dell`ex governatore s`affaccia in piazza anche Fabio Sabbatani Schiuma, l`unico che si spinge a dire: “È una guerra ideologica contro una categoria responsabile e disponibile al dialogo“. È una guerra ideologica, sì, ma la trincea è un`altra: “La provocazione a freddo di Veltroni ha infiammato gli animi“, accusa Alemanno. Lo seguono le file cittadine di An, che spronano i tassisti: “Facciamo capire che si fa sul serio“, sobilla il consigliere comunale Luca Malcotti. Il segretario del Pd laziale, Nicola Zingaretti, liquida con un po` di preoccupazione gli attacchi: “Dal centrodestra un atteggiamento assurdo. Inneggiano alla legalità, poi fomentano chi la vìola“. “Con 500 nuove licenze facciamo la fame. Già oggi non c`è lavoro“, si lagna Tiziana. Una corsa fra Termini e Fiumicino costa 40 euro, andare dalla stazione a Piazza di Spagna appena 4,5 euro. Per spingersi a San Pietro servono 8 euro. “L`altro giorno ho portato un cliente sulla Prenestina, un`ora in mezzo al traffico, la corsa di rientro vuota. Per 14 euro“. Un tassista guadagna poco, a sentire loro, fra i mille e 500 e ai 2 mila euro. “Macché, sono almeno 3 mila netti. Spesso di più“, dice la Cgil, che con Marigia Maulucci definisce “indegna gazzarra“ quanto accaduto“. Ma i sindacati confederali non trovano udienza: “Ci hanno venduto“. Come noi. “Giornalisti, fate schifo. Ci chiedete sempre quanto guadagniamo, e mai delle nostre spese“, ci rimproverano gli scioperanti. “Sono settanta euro al giorno, con il carburante sempre più caro. Abbiamo la tariffa ferma da 11 anni. Quando fu fissata, il biglietto dell`autobus costava mille lire. Oggi costa il doppio“. In fondo alla scalinata del Campidoglio riesce a tornare verso casa anche Antonio, impiegato statale al ministero dei Beni Culturali. Lavora da 34 anni, “sono arrivato al massimo dello stipendio, prendo – netti – 1.348 euro“. Torna a casa e commenta: “Un disagio non può essere sfogato così, compromettendo l`ordine pubblico“. Alle sette di sera in piazza Venezia è ancora il bianco che domina, sopra con il Vittoriano, sotto con i taxi nell`immobile parata. Si lamentano dei turni faticosi, spesso di 12 ore, lavorano 26 giorni al mese. Hanno qualcosa da portare al tavolo. E Veltroni – “Sei solo chiacchiere e distintivo“, c`è scritto su uno striscione – è disponibile ad aumentare la tariffa, ma vuole un presidio di auto più numeroso. “Ma noi abbiamo già subito le nuove mille e 400 licenze. Io l`ho pagata – ricorda Bologna – 30 milioni nel 1979. Con quei soldi, allora compravo una casa. Oggi la licenza vale 120 mila euro. Non ci compro nemmeno un garage“. La gente passa, dà un`occhiata, ma non s`interessa alla causa. Sonia fa la booking ad un Hotel del centro e racconta dei clienti arrabbiati, che aspettavano un taxi mai arrivato. “Non si sciopera senza avvertire. È incivile. Ho 40 anni, lavoravo alle Pagine Gialle e guadagnavo giusto i soldi per pagare l`affitto di una camera in una casa da condividere con altre persone. Adesso aspetto ancora i primi stipendi dall`Hotel“. E non paralizza la Capitale. Il buio disperde i contestatori. I mezzi pubblici tornano a circolare. La mattina, dalla stazione al lavoro, il servizio era costato 13 euro. Pagato con i “buoni“, dietro ricevuta: “A` dottò, la facciamo di 30 euri?“.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: barricate, Nicola Zingaretti, piazza venezia, protesta, radiotaxi, roma, Sciopero, taxi, veltroni
